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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

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B (Il mondo è una giungla…per chi non vede al di là degli alberi) – SiktikiS (Casasonica, 2008)

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«Citazionisti fino al feticismo» diceva il sottoscritto in altra sede dei SikitikiS e del loro esordio “Fuga dal deserto del Tiki” che mischiava Morricone e il garage, i Beach Boys e Umberto Lenzi, Mina e il funky, il tutto condito da una buona capacità di sciorinare melodie contagianti ed energetiche. Ma per il loro secondo lavoro, prodotto ancora una volta da Casasonica, i cinque sardi sembrano aver tirato un po’ i remi in barca e se non siamo davanti ad un disco propriamente omogeneo certo è che qualche cosa in B è cambiato.

L’ombra lunga dei mentori Subsonica qui si fa più evidente ed oscura un po’ l’estro della banda, tanto che a volte purtroppo si arriva fino al limite del calco (la ballata Piove deserto, soprattutto L’ultima mano). I SikitikiS, a differenza della band torinese, amano l’elettronica più d’annata e sonorità più telluriche (non usano chitarre: solo basso, batteria, synth e voce) ma la sostanza, una volta nella voce del cantante Diablo, un’altra nel drumming dinamico e danzereccio, è quella.
Peccato, perché qualche scampolo di volontà crossover rimane ancora (cicalecci di percussioni qua e là, sortite dark-eteree come nel duetto con Robertina di Onde concentriche) e non a caso frutta le cose migliori. Su tutte la rilettura della Storia d’amore di Celentano, resa guascona al punto giusto ed ibridizzata come se fosse una cosa a metà tra la canzone conclusiva di un ipotetico remake di “Milano odia: la polizia non può sparare” e il preambolo ad una sortita latin-funk su una spiaggia che fra poco conoscerà il sangue – a questo proposito si guardi anche la grafica del disco: puro noir a tinte ematiche.
Del tutto da dimenticare invece la didascalia industrial-tribale di Le grand diable (ispirata ad un personaggio di “Manituana” dei Wu Ming): titolo e sottotitolo del disco si riferiscono a tutti coloro che stanno dietro, in seconda fila, e sono pronti a scattare; aspettiamo dai SikitikiS un prossimo, nuovo scatto di reni.

Voto: 5.3
Brani migliori: Storia d’amore

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Written by Luca

23/09/2009 at 15:41

Sikitikis – Fuga dal deserto del Tiki (Casasonica, 2005)

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Citazionisti quasi al limite del feticismo, i Sikitikis sono la prima produzione di Casasonica, label fondata da Max Casacci (Subsonica) con distribuzione Emi. Partendo da un amore sconsiderato per tutto quanto fa b-movies italico (poliziesco ed erotico in primis) il gruppo sardo ingloba nel suo curioso calderone urbano Morricone e il garage, Umberto Lenzi e i Beach Boys, le balere di provincia e il funk, riuscendo a comporre soprattutto nelle atmosfere un’ipotetica versione sonora di un film poliziesco anni ’70, la cui altissima tensione è sciolta solo da brevi momenti d’amore autolesivo (Non avrei mai) e riaccesa da vane fughe dalla polizia (Ricognizione) e da sé stessi. Il tutto con la particolarità non marginale di riuscire a proporre un rock corposo e soddisfacente senza l’aiuto delle chitarre.

Se di solito le referenze troppo marcate sono solamente un appiccicoso punto a sfavore, per “Fuga dal deserto del Tiki” vale l’esatto contrario: i Sikitikis fanno delle pose – e forse faremmo meglio a dire delle situazioni – il loro marchio di fabbrica. Amore nucleare è un gagliardo punk’n’roll d’oltreoceano con hammond travolgente che non lascia fermi sulla sedia e neanche senza un paio di occhiali scuri addosso; Donna vampiro è un invito garage in pericolosi spazi da esotismo lounge; mentre arriva direttamente dalle balere-rock di un tempo lo yé-yé accelerato di Non avrei mai (con tanto di gustoso clap-hands al seguito) e dalle mostruosità televisive passate e presenti Metti una tigre nel doppio brodo, brano firmato e cantato da Herbert Pagani per “Vip, mio fratello Superuomo” di Bruno Bozzetto, in cui nani e ballerine del piccolo schermo dichiarano la loro (e la nostra) verità di rimbecilliti da spot su un vaudeville waitsiano. Non male neanche i due rifacimenti: Milano odia: la polizia non può sparare, nervoso tema morriconiano dal film di Lenzi con Milian protagonista, e L’importante è finire di Mina.

Ma un esordio non è tale se non sconta momenti di fiacca, qui in particolare causati da testi non sempre all’altezza delle aspettative del gruppo (Ricognizione è un bolide funk che, al contrario dei suoi protagonisti, sfugge via senza fermarsi) e da un’innegabile filiazione in diversi brani dei padrini Subsonica: lievi impronte nella già citata Donna vampiro, più sostanziose per il dub rabbioso di Umore nero e per La distrazione delle cose, che tra stanze di psichedelìa purpleiana e ammennicoli esotici richiama le fortunate “cantilene” di Samuel Romano.
Il resto comunque delinea, a favore dei Sikitikis, un disco piuttosto centrato e maturo. Non rimane che attendersi da loro nuove e ancora più convincenti fughe.

Voto: 6.8
Brani migliori: Amore nucleare, Non avrei mai.

Written by Luca

19/12/2007 at 22:56