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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Dany Greggio & The Gentlemen – Dany Greggio & The Gentlemen (Interno4 Records/Assalti al Cuore/Goodfellas, 2009)

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Avviati che prima o poi io arrivo, e dieci anni sono passati da quando Dany Greggio regalò ai La Crus Natale a Milano per “Dietro la curva del cuore”. Da allora il cantautore nato in Sudafrica e adottato giovane da Venezia – iniziò con quel Pierpaolo Capovilla oggi nel Teatro degli Orrori – non è rimasto di certo con le mani in mano, e a parte un’altra breve parentesi musicale spersa nei crediti di “Sacramante” di Cristiano De André (con cui scrisse Sei arrivata) la sua attenzione si è rivolta soprattutto al teatro (nei Motus, ma non solo). Oggi esordisce finalmente con un disco a suo nome in compagnia dei Gentlemen, lavoro che riassume, mettendo parecchia carne al fuoco, almeno dieci anni di attività artistica al servizio di canzoni e recitazione. Tra i due poli gravitano infatti le sedici tracce di questo cd + libro (nel libro i testi e trentadue pagine di bei disegni di Gianluigi Toccafondo): da un lato ballad semiacustiche in punta di chitarra con fisarmonica, vibrafono, tastiere e scaglie elettroniche a scontornare; dall’altro episodi di teatro canzone o puri monologhi musicati che fanno leva sulle capacità istrioniche del titolare. Per influenze: la disperazione di bordo di Piero Ciampi (omaggiato in bella una rilettura de L’incontro dove la voce pare trasfigurarsi in quella del livornese) e la tensione esistenziale di Tenco (la già citata Natale a Milano, ma anche Lettera all’anima) contro una serie di bozzetti per lo più trascinanti nei quali l’ugola di volta in volta si trasforma assumendo tratti da slavo in acido (la kusturicana Circumgasse) come da latino-americano alcolico (il lamento d’amore e mescal di Canzone a Isa) oppure si lancia in invettive dalla grande forza lirica (l’omaggio alla Vita agra di Luciano Bianciardi).

Dato uno sguardo alle influenze, e aggiunte quelle di un De André rivisitato Conte in Ode marittima e di Waits nei loop vocali di Magnani in rosso, si capisce bene in che direzione vada la scrittura di Greggio e quanto pericoloso sia il rischio di farsi sommergere da tanti e tali riferimenti. Un rischio che però viene sviato dall’imponente eclettismo del nostro e soprattutto dalla qualità delle canzoni. Ascoltate, se già non la conoscete, Natale a Milano e concorderete con noi nel metterla tra le canzoni più belle mai scritte sul capoluogo lombardo. Ma quella sarà solo una delle tante facce di un autore che della multiformità fa un’arma sempre propria e sempre credibile.

Voto: 8.2
Brani migliori: Magnani in rosso, Sono qui, Canzone a Isa.

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Written by Luca

28/10/2009 a 16:41

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