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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

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Disco numero quattro – Acustimantico (il Manifesto Dischi, 2005)

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Non ci vuole poi molto ad etichettare gli Acustimantico come l’ennesima copia dei già copiatissimi Avion Travel condita qua e là da intrugli balcanici in stile Bregovic e afrori mediterranei ripresi dalla più famosa delle mulattiere di mare. Non ci vuole poi molto perché è talmente intasato il genere intrapreso dal sestetto romano (canzone d’autore acustica?) che anche le proposte con un senso preciso come questa rischiano di perdersi o all’ombra dei mentori (che sono poi i nomi citati sopra insieme a pochi altri) o dei loro troppi, e a volte davvero inutilissimi, epigoni. Eppure gli Acustimantico meritano spazio, perché la loro proposta è una delle poche ad aver capito qual è la strada giusta da percorrere quando il margine di innovazione di uno stile è pressoché nullo: la qualità.Ascoltando infatti Disco numero quattro – live antologico e prima uscita su etichetta dopo tre dischi rigorosamente autoprodotti – ci si trova davanti ad una canzone d’autore che, consapevole delle proprie rotte e dell’affollamento di esse, punta tutto sulla cura della scrittura e degli arrangiamenti, forte anche di notevoli individualità (la voce di Raffaella Misiti, i fiati di Marcello Duranti) e di una generale garanzia di risultato quando è il momento di reinterpretare – sono due le cover ed entrambe ottime: Alfonsina y el mar di Mercedes Sosa e Les Anarchistes di Leo Ferrè (cantata con Andrea Satta dei Têtes dei Bois).

Nonostante non ci sia nulla di veramente nuovo, gli Acustimantico risultano così soprattutto credibili. E assai credibile del resto è  anche l’unico episodio che si discosta da quanto descritto fino ad ora. I sei minuti o quasi di divagazione strumentale di Raganitza sono un inquieto calderone di bagliori etnici, follie jazzate, rivoli dall’attitudine prog che fanno da culla ancestrale alle dissonanze vocali di Raffaella Mesiti: in mezzo a narrazioni dal taglio bucolico (Canto del telaio del cielo) ed episodi teatral-danzerecci (Fiore di loto, Questo è quanto) un omaggio dichiarato – e un tantino inatteso – a Demetrio Stratos e Sainkho Namtchylak.

Voto: 7.4
Brani migliori: Canto del telaio del cielo, Raganitza.

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Written by Luca

30/11/2007 at 17:48