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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

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Cielo mio, cielo tuo – Daniele Nova (Jungle Sound / Universal, 2004)

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Prendere una dose massiccia di brit-pop, qualche rimasuglio pumpkinsiano (fintamente) grezzo, una spruzzata anni settanta di psichedelia e mellotron (si sta pur sempre facendo rock, mica bruscolini…), alcuni cambi di ritmo e  un pungo di melodie azzeccate. Miscelare il tutto e servire con visino pulito e ammiccante (vedasi come esempio il booklet di questo disco). Se possibile aggiungere testi che non sfigurino sul diario di un adolescente (va beh, l’autore ha solo ventidue anni, però…).

Fabrizio Barbacci (Ligabue, Negrita, Nannini, Renga) il suo mestiere lo sa fare bene. Daniele Nova è la sua ultima scoperta. Cielo mio, cielo tuo – «titolo del brano preferito da Daniele» suggerisce la biografia – esce dopo un paio di singoli di buona fortuna (Ali di carta e Paura di me qui presenti) puntando spudoratamente alle radio, con tutto quello di negativo che una scelta simile comporta. Ma nonostante questo – e l’ingenuità di scrittura tipica di tanti esordi – qualcosa si salva. E’ la voce. Troppo simile a quella di Alberto Ferrari dei Verdena, è vero – non sarebbe strano confonderli – ma anche già abbastanza consapevole nell’interpretazione. Il resto però è supermarket. Certamente arrangiato bene, suonato altrettanto, melodicamente gradevole e adatto all’ascolto svagato (la vena melodica è un altro segnale positivo di Nova). Ma pur sempre supermarket. Che poi il disco avrà successo o no – è uscito ad ottobre e fino ad ora nulla di eclatante – la sostanza non cambia. Di prodotti come questo, o  anche peggiori, se ne producono a quintali oggi in Italia. E’ naturale che non tutti possano avere lo spazio che (non) si meritano.

L’impressione complessiva è la stessa riservata al Moltheni di Natura in replay. Quella di un talento – là più marcato e stilisticamente diverso, qui ancora acerbo e indeciso – schiacciato da una produzione troppo patinata. Un’intenzione diversa, meno votata al commercio, da parte sua e del suo staff potrebbe regalare a Daniele Nova e a noi qualcosa di speciale. Come è successo in seguito a Moltheni col rock grezzo di Fiducia nel nulla migliore, noi gli auguriamo di scegliere quell’intenzione e iniziare veramente la ricerca di una sua cifra stilistica. Ma se la strada preferita fosse quella attuale, allora buona fortuna. In fondo è solo una questione di scelte.

Voto: 3.5

Written by Luca

13/12/2007 at 13:43