Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Posts Tagged ‘Parente Marco

[Neve] Ridens – Marco Parente (Mescal, 2006)

with one comment

Come il grande cinema d’autore europeo, la musica di Marco Parente richiede attenzione. E’ un’arte molto personale, complessa, ma di una complessità che rifiuta gli enigmismi e le oscurità compiaciute. Anzi, le canzoni di Ridens e Neve fanno della complessità non un difetto ma un pregio. Perché Marco Parente ha molto da dire e soprattutto ha l’esigenza di dire le cose secondo anima, senza facilitazioni.
I suoi ultimi lavori non sono “belli ma difficili”, come tendono a concludere parecchie recensioni sul suo conto, ma belli perché difficili. La complessità parentiana è una sfida affascinante, un invito a svelare un mondo in cui comunicare significa soprattutto essere liberi e ricercare il modo migliore, il più onesto, per esprimere sé stessi. Un orizzonte di senso che fin dagli inizi della carriera dell’artista napoletano si è incrociato con un’altra ricerca, quella di una risposta alla questione dell’essere cantautori oggi. Questione in qualche modo antipatica per Parente, che cantautore non vuole neanche essere chiamato, ma che inevitabilmente si presenta nella sua musica. Al di là dei rimandi tradizionalisti e degli steccati che una definizione simile può creare nella carriera di un cantante, le sue canzoni infatti corrispondono come in pochi altri casi – in modo determinante – alle sue esigenze umane ed artistiche, ed in questo senso non possono che essere definite d’autore.

Esigenza di libertà e onestà espressiva, ricerca sulla canzone d’autore e ovviamente talento: da tutto questo è nato lo splendido Neve e da tutto questo prende il volo Ridens. Che è l’opposto del suo predecessore ma, com’è ovvio dopo ciò che abbiamo detto sopra, ha con esso molto da spartire.
Neve il disco dell’azione e dell’amore buono, spigoloso ma non troppo nel suo rock geometrico e inquietamente radioheadiano. Ridens il disco dell’arresa, dell’Amore cattivo, del suono quasi sempre attutito ma capace di penetrare visceralmente: l’apertura di Neve contraddice Wake Up («Oggi chi ha il coraggio di attraversare / il futuro freddo») e tra chitarre solitarie e dilatate deflagrazioni di lamiere abbozza un tentativo riuscito di folk post-industriale; Michelangelo Antonioni di Caetano Veloso viene riletta come esempio già realizzato di nuova canzone d’autore.
E poi crescendo lievi nelle dinamiche ma intensissimi all’ascolto (il piano, glockenspiel e poco altro della seconda parte di Trilogia del sorriso), improvvise botte sonore che rompono falsopiani ipnotici e giaculanti (il manrovescio jazz-rock che chiude Amore cattivo), capolavori passati che ritornano in nuova luce e nuove spoglie – come accade per il pop raffinato di Neve Ridens, erede diretto de Lamiarivoluzione virato in accenti black e labirintico impasto vocale (Parente-Agnelli-Goodmorningboy) oppure per Ascensore inferno piano terra, dove il jazz turbativo di Adam ha salvato Molly viene aggiornato all’ombra diabolica del Miles Davis cinematografico (strepitoso Enrico Gabrielli ai fiati).
Il tutto a delineare il profilo di un Marco Parente sempre più inedito rispetto al passato e concentrato su forme di comunicazioni quasi medianiche, che non raccontano ma evocano astrattamente, cercando l’anima dell’ascoltatore più che il cervello.

E’ complesso Ridens, l’abbiamo detto, ma è una complessità che appaga profondamente ed esalta. Difficile dire se sia quest’ultimo meglio di Neve o il contrario – noi propendiamo per un leggero vantaggio del secondo capitolo, maggiormente compiuto ed ancora più emozionante del suo predecessore. Certo è che il progetto nella sua totalità ci fa iscrivere Marco Parente con ancor più convinzione in quell’esigua schiera di cantautori italiani su cui è assai lecito sperare per il futuro. Del resto, già il presente ci sta dando enormi soddisfazioni. E sarebbe un peccato lasciare perdere tanta bellezza per un semplice timore di complessità.

Voto: 8.7
Brani migliori: Neve Ridens, Amore cattivo, Ascensore inferno piano terra.

Annunci

Written by Luca

09/01/2008 at 10:07

Neve [Ridens] – Marco Parente (Mescal, 2005)

leave a comment »

E’ molto preoccupato Marco Parente. Delle sorti del mondo, delle sue difficoltà e delle coscienze di chi lo abita, davanti alle quali con Neve [ridens] si apre e si spoglia stupendamente, raccontando a suo modo la parola amore.
Il successore di “Trasparente” è il primo capitolo di una “dialogia” in cui la parola ridens è cancellata. Rimane la neve, che è la lucidità, lo specchio (lo stesso che si trova all’interno del libretto del disco) ed inevitabilmente la riflessione. Una riflessione che come la neve è candida e quindi sincera. Una riflessione che va dritta all’amore, non inteso come sentimento unilaterale ma come socialità. Cioè l’interessamento a tutto ciò che è al di là di noi, l’appartenenza innamorata – oltre le ideologie – al genere umano.

Neve [ridens] è il più compresso (solo trentaquattro minuti) e il più complesso album di Parente. Nulla delle singole canzoni è veramente superfluo e tra loro i pezzi sono intensamente collegati da una fitta trama di immagini, parole ricorrenti e atmosfere comuni che ne rinvigoriscono la densità non tralasciando qualche difficoltà di comprensione durante l’ascolto.
Ma Neve [ridens] è anche il disco più rock del cantautore fiorentino, dove alla densità dei concetti non corrisponde una stessa densità musicale. Gli arrangiamenti sono quantomai essenziali, dimagriti da un lavoro di comune artigianato di Parente e la sua band. E se a prima vista il riferimento maggiore sembra essere “Testa, dì cuore”, non mancano in realtà ricordi dei passaggi più scheletrici di “Trasparente”, disco molto meno sovrastrutturato del predecessore dal quale “Neve [ridens]” non riprende però la diffusa eterogeneità, risultando nell’insieme una raccolta di canzoni meno pop delle precedenti ma sicuramente più centrate.

Il passo è spesso nervosamente radioheadiano, il gettito d’animo di Parente come sempre inarrestabile e pensieroso. Wake up è la sua “Everything in its right place”, l’incipit perfetto e dichiarante, l’avvertimento alle coscienze sopite, l’invito («sveglia ti stanno rubando una macchina») ad una nuova attenzione verso il mondo che è «inferno».
Amore o governo è il dubbio ficcante di un Potere sempre più disinnamorato dell’uomo, tra ritmiche meccaniche (la batteria di custodie di Enzo Cimino) e ridde nevrotiche nel ritornello; Il posto delle fragole dietro la citazione bergmaniana nasconde allegorie da incubo e un piglio che col tempo restituisce al brano quella dignità da grande singolo che ad un primo ascolto sembrava non avere.
Un tempio, con le sue bolle sonore che esplodono soffuse e quello spirito di liberatoria meraviglia che la attraversa (la vittoria viscerale dell’ «esistere» sul «resistere») si candida ad essere una delle canzoni d’amore più riuscite di Parente; Io aeroporto invece è cantautorato metallizzato e ipermoderno, che nel finale si apre ad un pauroso cabaret di «demoni» sferraglianti.
Ma si nascondono forse nel binomio finale di Colpo di specchio e Trilogia del Sorriso Animale: III sorriso le chiavi di lettura più dirette per comprendere “Neve [ridens]”: «seduto tra la gente aspetto che la gente mi trafigga con i suoi pensieri»; «sento che sto misurando il mare». Marco Parente è sceso in questo mondo/inferno per (rac)contare la grandezza del suo e del nostro amore. Lasciamolo cantare, lasciamolo contare. E soprattutto ascoltiamolo in silenzio e lasciamoci riflettere dalla sue neve. Perché in fondo «il resto è (solo) shopping nel deserto».

Voto: 8.4
Brani migliori: Wake up, Amore o governo, Un tempio.

Written by Luca

06/01/2008 at 17:30

Il posto delle fragole cds – Marco Parente (Mescal, 2005)

leave a comment »

Portate a termine le molteplici derivazioni del fortunato “Trasparente”, l’instancabile Marco Parente consegna alle stampe un assaggio di quello che sarà il suo nuovo (doppio) progetto musicale Neve Ridens, due dischi in uscita rispettivamente a settembre e a febbraio nati dalle stesso nucleo di canzoni ma opposti in quanto ad atmosfere.
Rispetto alla produzioni precedenti Il posto delle fragole – ogni riferimento al film di Bergman è assolutamente voluto – dimostra in fase di arrangiamento un approccio più diretto e asciutto, quasi rock’n’roll, mantenendo comunque a livello di scrittura le buone cose fatte in passato. Ai primi ascolti l’appeal non è sicuramente lo stesso di un singolo(ne) come “Lamiarivoluzione”, ma sulla lunga distanza il pezzo conquista maggiori favori – ritornello e coda in primis – grazie anche all’apporto dei mariposiani Enzo Cimino (batteria di custodie) e Enrico Gabrieli (piano e honky tonk).
Completano il dischetto due b-side: Reperto ritrovato, pezzo che ricorda i toni di “Testa dì e cuore” aperto e chiuso da uno splendido giro di chitarra; e Altopiano parlante, gradevole strumentale che a quanto si sa preannuncia insieme alla traccia uno le sonorità del primo dei due dischi in uscita.

Voto: 6.4
Brani migliori: Il posto delle fragole. 

Written by Luca

21/12/2007 at 12:07