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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Sikitikis – Fuga dal deserto del Tiki (Casasonica, 2005)

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Citazionisti quasi al limite del feticismo, i Sikitikis sono la prima produzione di Casasonica, label fondata da Max Casacci (Subsonica) con distribuzione Emi. Partendo da un amore sconsiderato per tutto quanto fa b-movies italico (poliziesco ed erotico in primis) il gruppo sardo ingloba nel suo curioso calderone urbano Morricone e il garage, Umberto Lenzi e i Beach Boys, le balere di provincia e il funk, riuscendo a comporre soprattutto nelle atmosfere un’ipotetica versione sonora di un film poliziesco anni ’70, la cui altissima tensione è sciolta solo da brevi momenti d’amore autolesivo (Non avrei mai) e riaccesa da vane fughe dalla polizia (Ricognizione) e da sé stessi. Il tutto con la particolarità non marginale di riuscire a proporre un rock corposo e soddisfacente senza l’aiuto delle chitarre.

Se di solito le referenze troppo marcate sono solamente un appiccicoso punto a sfavore, per “Fuga dal deserto del Tiki” vale l’esatto contrario: i Sikitikis fanno delle pose – e forse faremmo meglio a dire delle situazioni – il loro marchio di fabbrica. Amore nucleare è un gagliardo punk’n’roll d’oltreoceano con hammond travolgente che non lascia fermi sulla sedia e neanche senza un paio di occhiali scuri addosso; Donna vampiro è un invito garage in pericolosi spazi da esotismo lounge; mentre arriva direttamente dalle balere-rock di un tempo lo yé-yé accelerato di Non avrei mai (con tanto di gustoso clap-hands al seguito) e dalle mostruosità televisive passate e presenti Metti una tigre nel doppio brodo, brano firmato e cantato da Herbert Pagani per “Vip, mio fratello Superuomo” di Bruno Bozzetto, in cui nani e ballerine del piccolo schermo dichiarano la loro (e la nostra) verità di rimbecilliti da spot su un vaudeville waitsiano. Non male neanche i due rifacimenti: Milano odia: la polizia non può sparare, nervoso tema morriconiano dal film di Lenzi con Milian protagonista, e L’importante è finire di Mina.

Ma un esordio non è tale se non sconta momenti di fiacca, qui in particolare causati da testi non sempre all’altezza delle aspettative del gruppo (Ricognizione è un bolide funk che, al contrario dei suoi protagonisti, sfugge via senza fermarsi) e da un’innegabile filiazione in diversi brani dei padrini Subsonica: lievi impronte nella già citata Donna vampiro, più sostanziose per il dub rabbioso di Umore nero e per La distrazione delle cose, che tra stanze di psichedelìa purpleiana e ammennicoli esotici richiama le fortunate “cantilene” di Samuel Romano.
Il resto comunque delinea, a favore dei Sikitikis, un disco piuttosto centrato e maturo. Non rimane che attendersi da loro nuove e ancora più convincenti fughe.

Voto: 6.8
Brani migliori: Amore nucleare, Non avrei mai.

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Written by Luca

19/12/2007 a 22:56

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