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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

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Le dimensioni del mio caos – Caparezza (Emi, 2008)

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La musica di Caparezza è salutare. Apre gli occhi quando sono chiusi. Stimola al pensiero quando all’osservazione non segue la critica. Impone la critica, e soprattutto l’autocritica, raccontando i fatti e soprattutto facendo annusare a larghi polmoni l’aria che tira. Non ha la verità in tasca il rapper (?) di Molfetta, ma descrive la realtà, che non è un’altra e non è bella, ma è questa, e tocca farci i conti. «Io voglio passare ad un livello successivo, / voglio dare vita a ciò che scrivo. / Sono paranoico ed ossessivo / fino all’abiura di me» canta in Abiura di me, ed è il manifesto programmatico di uno scrittore di canzoni che ha il solo imperante obiettivo di svelare il mondo che ha intorno e, come il migliore dei giullari, ribaltarlo nelle storture fino a ribaltare sé stesso. Le dimensioni del mio caos è un concept-album (o fonoromanzo, come ama definirlo il nostro) sul ’68, ma la storia, raccontata con diversi protagonisti oltre allo stesso Caparezza e alcune voci fuori campo che fanno da cerniera ai vari pezzi, è soprattutto un pretesto per dare una struttura unitaria ad una serie di fendenti contro i mala tempora moderni.

Caparezza non tralascia nulla, e la sua critica è molto più problematica e particolare di una semplice e nostalgica contrapposizione tra il ’68 e l’oggi. Se La rivoluzione del sessintutto denuncia il dominio del sesso in ogni aspetto della vita Non mettere le mani in tasca punge le alte prelature che si occupano un po’ troppo dei costumi sessuali di fedeli e infedeli; mentre Pimpami la storia attacca frontalmente il revisionismo e Vieni a ballare in Puglia mette in primo piano il problema delle morti sul lavoro rilasciando un’immagine del tacco d’Italia ben lontana dall’ultraretorico “sule, mare, ventu” – problema che viene ripreso e sviluppato nell’epica western-provinciacronica di Eroe (Luigi delle Bicocche).

Ma più di tutto è la potenza espressiva delle rime la forza di queste canzoni, grazie ad una scrittura che usa il vocabolario per intero e non rinuncia ad alcun accostamento tra alto e basso, antico e moderno, o ai più calibrati e ricercati riferimenti (dalla tv alla letteratura, dal cinema alla storia, con una particolare attenzione questa volta al mondo giovanile fatto di videogames, myspace e divi da mezza giornata e via). E così alla fine dei cinquantasette minuti de “Le dimensioni del mio caos” ci si ritrova con di fronte il re denudato, ma denudati lo siamo anche noi, un po’ vittime e un po’ complici di questo raggelante caos. Al quale solo Caparezza pare trovare le parole giuste.

Voto: 7.8
Brani migliori: Non mettere le mani in tasca, Pimpami la storia, Vieni a ballare in Puglia.

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Written by Luca

21/09/2009 at 12:09

Habemus Capa – Caparezza (Virgin, 2006)

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Arrivato al terzo capitolo dei suoi sardonici annales, viene da chiedersi se Caparezza non sia in definitiva un esorcismo di sé stesso. O meglio: se le sue canzoni-invettive giustamente impietose contro tutto e tutti non siano, più che un tentativo di convincere e denunciare, l’esorcismo di una parte di sé stesso, che è poi anche una parte di tutti noi: quella tollerante, che non si arrabbia ma se la prende comoda, risultando alla fine poco «interessante», come recita il contagioso ritornello del primo singolo La mia parte intollerante.
I diciannove brani di”Habemus Capa, così concentrati e artigianali nella fattura (comunque saldamente popular) ma così folli nei risultati, non sono semplici canzoni. Sono autentici riti sciamanici volti a tenere distante il disimpegno e la spensieratezza del loro autore e la nostra grazie ad una sorta di trance verbale continua, che fagocita tutto il fagocitabile e di esso si alimenta senza ritegno, quasi cannibalescamente (i “sacri” Tenco e Battiato vengono letterariamente ribaltati in Sono troppo stitico). Lo scopo alla fine è uno solo: l’essere contro, spinti dall’indignazione e dal desiderio di vendetta che, seppur consumata solo nel minutaggio di un disco, sempre vendetta rimane.

Possiamo allora dire tutto il male possibile sulla musica di Michele Salvemini, ma non che il suo personaggio guardato per un momento da questo punto di vista – e al di là della sua fortuna commerciale – non abbia un qualcosa di affascinante e (populisticamente?) catartico. Ed è pure inutile che lo neghiamo: lo stesso “personaggio affascinante” è pure bravo, e ciò che vuole fare – che in fondo è quello che vogliono fare tutti: cioè comunicare – lo sa fare benissimo. “Habemus Capa” nei suoi pastiche sonori e verbali, nella sua furba coniugazione tra rap pazzoide e ritornelli hard-rock a volte al limite del nu-metal (Dalla parte del Toro) non sbaglia un colpo. E’ un po’ troppo lungo, è vero, ma è talmente pieno di trovate gustose curate nei minimi particolari e canzoni tanto belle quanto divertenti (due su tutte: Gli insetti del podere e Inno Verdano) che è davvero difficile stancarsene.

Quello che però conta – ed è quello che fa di Caparezza uno da non perdersi assolutamente – è che se c’è una musica oggi in Italia davvero incazzata, che non vuole sentire ragioni, che in una parola è intollerante a tutte le lordure che infestano questa sottospecie di Paese, questa è senza dubbio la sua. Impietosa e vendicativa, l’abbiamo già detto, ma anche malefica di quel maleficio che è genio (Ninna Nanna di Mazzarò), e capace di inoltrarsi nello slogan senza essere sloganistica e nella generalizzazione senza mai risultare troppo di grana grossa.
Potremmo stare qui a spendere ancora righe su righe nel raccontarvi il talento compositivo di quest’uomo che se il genio di Frank Zappa non lo sfiorerà mai almeno a quello degli Elio fa certamente il pelo (e forse in futuro qualcosa di più). Ma preferiamo dirvi che a noi Caparezza ci piace perché semplicemente ha ragione. Ha ragione ad aggredire ciò che vede con così tanta cinica misantropia, ha ragione ad essere incazzato, ha ragione ad esserlo così mostruosamente.
Insomma noi Habemus Capa, e che sia dentro o fuori da tunnel, per fortuna, ce lo tenemus.

Written by Luca

20/01/2008 at 18:04