Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Posts Tagged ‘Benvegnù Paolo

500 – Paolo Benvegnù (La pioggia dischi/Venus, 2009)

leave a comment »

Come era già successo per “Piccoli fragilissimi film” i Paolo Benvegnù pubblicano a poco più di un anno di distanza dall’uscita di “Le labbra” (ultimo, bellissimo disco sulla lunga distanza) un ep che chiude il progetto e anche il “periodo rosso” della produzione del gruppo capitanato dall’ex Scisma. Cinque i brani di 500, tra cui quella Nel silenzio già perla dell’altro ep “14-19” qui riarrangiata e prodotta da un nome importante della musica nostrana quale Fabrizio Barbacci (Ligabue, Negrita, Roy Paci), presenza che speriamo possa essere di buon auspicio per un salto del gruppo verso una maggiore notorietà. Perché ad oggi è questo che manca al cantautore toscano e ai suoi compagni: la giusta corresponsione di pubblico ad un fare musica sempre di altissimo livello, che coniuga i dettami del pop meno ruffiano e più comunicativo ad una visceralità di fondo ormai marchio di fabbrica di questi cinque musicisti. Nelle pagine del libretto dell’ep la matita di Birò tratteggia in varie figure un serie di pesci combattenti, solitari e nell’atto del corteggiamento, a loro volta frapposti ad un muscolo cardiaco e a due persone che si abbracciano. Il parallelo tra cuore, relazione di coppia e Betta Splendens (questo il nome scientifico del pesce combattente, animale assai possessivo e dal corteggiamento molto concitato) fa da perfetta controparte figurativa ad una serie di canzoni che descrivono l’amore in tutte le sue facce (comprensione, odio, sogno…), con estrema sincerità, calore umano e la solita imprescindibile intensità. I Paolo Benvegnù non si risparmiano mai, bruciano tendini ed anima in nome di una Fede che è prima di tutto un motivo, valido e vitale, per stare al mondo. Anche solo per questo meriterebbero più fortuna.

Voto: 7.3
Brani migliori: 500, Nel silenzio.

Annunci

Written by Luca

30/10/2009 at 15:52

Cime domestiche – Paolo Benvegnù/Monica Demuru/Petra Magoni/Ares Tavolazzi (Radiofandango/Edel, 2007)

leave a comment »

Diciotto brani della tradizione montanara trentina rielaborati da Paolo Benvegnù, Monica Demuru, Petra Magoni e Ares Tavolazzi su commissione del Festival “I suoni delle Dolomiti”, con una particolare attenzione per tutto il repertorio al femminile della zona, fino ad oggi messo un po’ in secondo piano da un’idea prettamente “maschia” della montagna.
Fanno un ottimo lavoro i quattro di Cime domestiche: accompagnati solo da chitarra acustica e contrabbasso riarrangiano i brani con vestiture prettamente vocali che piacerebbero alla Bjork di Medulla, in un continuo gioco di schiocchi, respiri, loop vocali e raffinatezze polifoniche, pane per i denti delle ugole iperestese di Magoni e Demuru e perfetto contraltare qualitativo di un Benvegnù interprete in stato di grazia.
Le storie sono quelle di un ambiente difficile e primitivo, punto d’emigrazione costante e dimora solitaria di tante donne che, vedendo i loro mariti partire per ragioni di lavoro o guerra, si trovarono sulle spalle la responsabilità di famiglie e paesi interi. Vicende dolorose dunque, ma attraversate da un desiderio di resistere alla vita che scaturisce forte dalle riproposizioni del quartetto, sia nei momenti più drammatici (La serva) che in quelli più inaspettatamente goliardici (Angiolina dal cuor mio).
Peccato non aver avuto la possibilità di assistere all’esecuzione dal vivo tra le montagne dolomitiche di un repertorio che proprio in quei luoghi per tanti anni è risuonato e che grazie ad un progetto come questo ritorna oggi in uno stato di (originale) conservazione.

Voto: 7.8
Brani migliori: Angelina dal cuor mio, La serva.

Le labbra – Paolo Benvegnù (La Pioggia Dischi/Venus, 2008)

leave a comment »

Altro che Parental Advisory. Dovrebbero scrivere “Attenzione, disco che fa male” sulle copertine di certi cd. Un’etichetta così se la meriterebbe sicuramente il secondo lavoro di Paolo Benvegnù. Le Labbra vi prenderà a legnate. Undici canzoni, undici pugni nello stomaco. Anche quando il finale sorridente di 1784 vi sembrerà un raggio di sole che chiude i conti in positivo, sotto sotto lo sentirete anche lì che amare non è una cosa solo positiva, figurarsi poi se semplice.
Sono sufficienti i titoli per capire l’intensità consistente, diremmo quasi materica, di questo secondo disco dell’ex Scisma dopo il bellissimo esordio di Piccoli Fragilissimi Film. La promettente anticipazione di 14-19 ep, ovvero la fine di una storia d’amore raccontata in cinque canzoni una più implacabile dell’altra, lasciava già presagire cosa ci avrebbe atteso in seguito. Botte. Spintoni giù nella (nostra) buia caverna. Squarci di verità umana. Le (sue) labbra. O La schiena, archi e chitarre che fremono su un martello elettronico per poi esplodere in una strofa di bellezza delirante e ritornello che vi ossessionerà per tutti i vostri giorni a venire («è così che ogni goccia di te scava la mia schiena / lentamente / con un ritmo costante»). L’Amore santo e blasfemo, piano che picchietta l’anima, slide eleganti, testo a cui basterebbe il titolo per dire tutto e invece no, decide di andare ancora più a fondo e polverizzarvi definitivamente. La peste e Il nemico, pop-rock raffinati e accattivanti  perfetti per le radio di un mondo giusto e umano ma anche per l’etere delle nostre biografie prima o poi devastate dalla lotta di un amore. E poi ancora La distanza in una versione diversa rispetto all’ep, ma non meno quadrata e inscalfibile: «Tu da me non hai che l’assenza / quello che ti resta è la distanza / tu da me non avrai che l’assenza».

Non siamo ancora a metà disco e già tra queste cinque canzoni potreste scegliere quella che vi porterete dietro per i prossimi mesi e anche di più. Ma vi aspettano ancora le allucinazioni da folk modificato e fumi urbani di Interno notte e Jeremy, l’art-rock emozionale in odore di Scisma di Ultimo assalto e il violino inquietante innestato sulla coda di Cinque secondi, prima della già citata chiusura solare, piccolo gioiellino di gaudente serenità tutta coretti e angoli smussati.
Paolo Benvegnù ripropone la stessa grana ipersensibilista dell’esordio, ma con un disco più maturo e consapevole a partire dall’approccio alla scrittura, che evita ogni ermetismo e si consegna agli ascoltatori nella sua disarmante nudità. Già con Piccoli Fragilissimi Film era diventato un punto di riferimento per molti, Le labbra non potrà che accrescere tale meritatissima stima. Se ci fossero un regno e una corona della “nuova scena cantautoriale italiana”, la nostra investitura andrebbe dritta a lui. Le botte nonostante.

Voto: 9.3
Brani migliori: La schiena, Amore santo e blasfemo, La distanza.

Written by Luca

30/06/2008 at 10:57

Cerchi nell’acqua ep – Paolo Benvegnù (Stout Music/Santeria, 2005)

leave a comment »

Splendidamente e ormai definitivamente rinato dalle ceneri degli Scisma, Paolo Benvegnù chiude la sua prima esperienza solista con la pubblicazione di questo ep a supporto del secondo singolo (e relativo videoclip d’animazione di Cinzia Di Felice e Tommaso Cerasuolo dei Perturbazione) tratto dal fortunato Piccoli Fragilissimi Film. Cerchi nell’acqua ep, oltre alla title-track ripresa in radio edit e accorciata di circa quaranta secondi rispetto alla versione d’origine, propone anche tre inediti (Rosa Lullaby, Il vento incalcolabile del sud e lo strumentale Piccoli Fragilissimi Film) e una cover parecchio riuscita di In a manner of speaking dei Tuxedomoon. Pur non aggiungendo nulla a quanto di buono era già stato detto per l’album, le due canzoni inedite confermano lo stato di grazia della scrittura di Benvegnù, sempre fortemente sospesa sull’interiorità del suo autore e capace di continui e preziosi slanci lirici; mentre lo strumentale posto alla fine – pianoforte, chitarra ed inserti vocali delle più diverse provenienze ad opera del batterista/tastierista Andrea Franchi – fa da titolo di coda “ambientale” al disco e all’intero progetto.

Voto: 6.3
Brani migliori: Cerchi nell’acqua, In a manner of speaking.

Written by Luca

12/12/2007 at 08:12