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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

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Piccola faccia – Cristina Donà (Emi, 2008)

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Non nuova a proporsi sul palco in veste solitaria, Cristina Donà raccoglie in questo Piccola faccia (dal titolo di un brano dedicato a Patti Smith tratto da “Tregua” e qui ripreso) dieci canzoni del suo repertorio più due cover (Sign you name di Terence Trent D’Arby ed I’m in you di Peter Frampton) il tutto riletto accompagnandosi con la sola chitarra acustica e gli interventi della chitarra classica di Francesco Garolfi e quelli più sporadici del pianoforte di Stefano Carrara.

L’intento è proprio quello di sigillare su disco un lato più intimo – ma per questo non meno coinvolgente – di una delle migliori cantautrici del nostro Paese, che fin dagli esordi ha fatto della scrittura uno dei suoi punti di forza. Basta infatti ascoltare le versioni ridotte all’essenza di Mangialuomo o di Goccia (dove la slide di Garolfi fa ottimamente le veci del flicorno che nella versione originale fu di Robert Wyatt) per capire che la forza della Donà è prima di tutto nella capacità di ritrarre situazioni e stati d’animo con pochi accordi e pochi versi sempre efficaci, in una sorta di impressionismo minimale che alla tradizione cantautorale italiana preferisce quella inglese (Drake in primis). Sobria la si potrebbe definire, ma anche incredibilmente penetrante. E tanto brava da riuscire a togliere alla voce di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro quella patina di fastidiosa magniloquenza nel sorprendente duetto al pianoforte di Settembre. Una piccola perla in mezzo a tante altre. Chi non conosce Cristina Donà parta pure da qui.

Voto: 7.7
Brani migliori: Goccia, Settembre, Mangialuomo.

Written by Luca

18/09/2009 at 08:06

Live: Cristina Donà – Auditorium di Milano, 1/4/2006

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La luce non produce suono, illumina e basta. Ma può accompagnare perfettamente la musica, quando si propone di trasformare le canzoni in sogni luminescenti, sospesi nel buio insieme alla voce che canta e a poche, discrete note di chitarra o pianoforte. E’ quello che succede nel breve giro di concerti che Cristina Donà si sta concedendo prima di rimettersi al lavoro sui brani del successore di “Dove sei tu”. Un tour che, lasciati a casa quasi tutti gli strumenti, sfida la percezione degli ascoltatori facendo suonare la luce, quella emessa dalle lampade appositamente preparate per l’occasione dal light-designer Mamo Pozzoli.

Atmosfere delicate, canzoni cantate sul filo di una voce sempre più importante, capace di esaltare anche i brani meno riusciti ma forte comunque di un repertorio che dopo appena tre dischi conta su una manciata di episodi vibranti che non deludono anche da nudi e illuminati: sono piccole geometrie eccentriche le canzoni di Cristina Donà, e in un contesto simile svelano ancora di più la loro natura a volte magica (Salti nell’aria), a volte bizzosa (un’ironica Volevo essere altrove ritmicamente rinvigorita), pur restando sempre attente a riportare con esattezza le misure emozionali da cui sono nate.
L’apertura con un brano inedito cantato in compagnia del solo tintinnio di piccole percussioni accenna per un attimo al futuro senza fornire grandi anticipazioni, mentre la creatività percussiva di Cristian Calcagnile arricchisce di sfumature la parte finale della scaletta: via al trotto leggero della sempre splendida Goccia e ai rumorismi metallici di una Nido piuttosto palpitante ed emotiva. Poi nel bis Stelle buone e Ho sempre me chiudono il conto di una serata che, complice il calore del pubblico (la Donà abita in provincia di Bergamo), regala uno dei migliori live italiani visti fino a questo a punto dell’anno.

Written by Luca

06/02/2008 at 14:01