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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

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Kill The Ghost – The Jains (Tube Records/Venus, 2005)

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Dopo l’esperienza più che positiva con Pietro De Cristofaro per il progetto Song For Ulan, Cesare Basile torna ad occuparsi in veste di produttore di Anna Di Pierno (batteria) e Kris Reichert (voce e chitarra, già veejay di Mtv), ovvero The Jains. Anche al buon Cesare però, come a tutti i comuni mortali, i miracoli non riescono e difatti Kill The Ghost è un disco di una povertà disarmante.
Dici chitarra & batteria e il pensiero corre subito agli White Stripes. Per quanto riguarda le Jains però, prima di parlare di riferimenti – e quello ai fratelloni c’è, ma fino ad un certo punto – è necessario parlare di consistenza: quella che manca a Kill The Ghost. Le canzoni sono undici ma non ce n’è una che riesca a convincere – e allungare un disco fino a quaranta minuti non è stata di certo una furbata: sei o sette brani bastavano tutti. Non ce la fanno a lasciare un segno anche lieve Fixation o Elf Woe’s, che sì sono pezzi scarni ma anche magri, macilenti; non ce la fa la sensualità smaccata di Resonate; non ce la fa neanche una ballata come He comes, he knows, la cui dedica a Jeff Buckley potrebbe anche prenderti sul filo della nostalgia se le parole banali, loffie del testo non riducessero tutto ad una sequela di banalità finto-sentimentali.

Kris Reichert ha una buona voce, pur con qualche vistosa debolezza qua e là; Anna Di Pierno dietro le pelli qualcosa sa fare. Ma servono anche idee, originalità: tutte cose che mancano vistosamente.  Per fare un disco che meriti il tempo di chi lo ascolta non basta il make-up giusto, non basta il sito internet perfetto, non basta la cartella stampa patinata che titola “Distorsione e sensualità. Istinto e dissonanza” – la dissonanza, tra l’altro, è uno dei concetti nobili della musica e non va sputtanata in fondo ad una biografia (quella della Di Pierno), come un’esca: “Adora scrivere brani dissonanti”. Non basta nemmeno una produzione resa grezza al punto giusto per quella parte di pubblico ingenuamente brava a lavarsi la bocca con la parola “alternativo”; non basta neanche Cesare Basile, purtroppo, per dare esito ad un lavoro che abbia – banalmente – qualcosa-da-dire, uno spunto anche minimo di personalità che abbia la decenza di fare spendere soldi con un motivo valido a chi acquista dischi. Non stiamo parlando della Pausini, ne’ di D’Alessio. Stiamo parlando delle Jains: musica che si fa chiamare indipendente, che si dipinge alternativa. Ma la realtà – mettere su il disco e premere play per credere – è che, in questo caso ma non solo, si tratta di una irritante, sfacciata, vuota e controproducente pantomima.

Voto: 3.7

Written by Luca

26/12/2007 at 15:11