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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

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Rosa canta e cunta – Rosa Balistreri (Teatro del Sole, 2007)

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Prima di cominciare a scrivere questa recensione rileggevo le due o tre biografie più o meno dettagliate di Rosa Balistreri che si possono trovare facilmente in rete e pensavo che una vita come quella della cantastorie siciliana, inevitabilmente, segna. Sarà una banalità quello che ho appena detto ma provate un attimo a pensare non a lei ma a Carla Bozulich e al suo recente, bellissimo, Evangelista. Ecco: senza quella (devastante) biografia alle spalle Carla Bozulich sarebbe la stessa? No, ovviamente. Per la Bozulich la biografia – e come diretta conseguenza la voce, che delle vicende personali risente sempre: dal numero di sigarette fumate alla quantità di urla e pianti – è la sua stessa arte. E identico discorso vale per Rosa Balistreri.

 

Per comprendere che la vita della Balistreri è stata una vita durissima ma che ella, al contempo, ad una vita così dura non si è mai arresa non serve aver letto chissà quale biografia. Basta la voce. Secca, scabra, drammatica senza però essere teatrale. E maleducata. La voce di Rosa Balistreri non è bella, è vera. Dice, ancor prima che le parole delle canzoni lo raccontino, delle enormi difficoltà di una vita vissuta tra povertà, ignoranza violenta, disoccupazione, carcere, depressione; al soldo di padri rozzi e padroni senza scrupoli, mariti facili ad alzare le mani e preti le gonne. Una vita che è la stessa di tanti uomini e donne siciliani che dall’inizio del secolo ad oggi, tra fughe dalla propria terra per cercare lavoro e criminalità a soffocare ogni cosa, cantano una lamentazione la cui rabbia disperata è tutta nelle canzoni di Rosa Balistreri.

 

Sedici, tra autografe e tradizionali, in Rosa canta e cunta (ricavate da una session improvvisata che la cantastorie tenne vent’anni fa in un piccolo studio casalingo a Udine), di cui buona parte rare o inedite, oltre ad alcuni brani più famosi. Il tutto registrato alla buona con la sola chitarra più qualche intervento di una seconda chitarra e di un mandolino in post-produzione. Difficile dire quali siano le migliori, perché il livello è molto alto e del resto non potrebbe essere altrimenti quando scrivere una canzone non è solo un gesto ma fare Storia, personale e collettiva. Piuttosto preferiamo consigliarvi di accaparrarvi tutto il disco, di ascoltarlo, riascoltarlo, ridere (perché una che ha così pochi peli sulla lingua fa anche ridere), piangere, arrabbiarvi. Che Rosa Balistreri, la sua voce, la sua vita, è la Nostra storia. Noi tutti, non solo i siciliani, veniamo da lì. In fuga – si spera ancora in fuga – da una vita da schiavi. Cantando di tutto ciò che fa male, urlando che tutto ciò che fa male non va bene.

Voto: 8.3
Brani migliori: Rosa canta e cunta, I pirati a Palermu, L’anatra.

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Written by Luca

04/06/2008 at 16:58

Canta Ro’! – Etta Scollo (Premium / Audioglobe, 2005)

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«Quannu jù moru / cantati li me canti / ‘un li scurdati / cantatili pi l’antri» chiedeva Rosa Balistreri in Quannu Moru. Etta Scollo – cantautrice siciliana emigrata in Germania come il collega Pollina – ha accolto l’invito con questo disco dal vivo, Canta Ro’!, omaggio appassionato e sinfonico al repertorio di quella che è stata la più grande cantante folk siciliana e una delle più grandi del nostro paese, la cui opera soprattutto oltre l’isola è rimasta dimenticata per molto tempo. Registrato dal vivo in tre occasioni distinte con l’accompagnamento dell’Orchestra Sinfonica Siciliana diretta dal maestro Angelo Faja, Canta Ro’! è un viaggio non cronologico ma sentimentale – la Scollo ha scelto i pezzi più amati – nel repertorio di Rosa Balistreri a partire dall’immemore esordio di U cunigghiu fino ai pezzi più politici (U pumu), capaci di raccontare con disincanto e amarezza la condizione umana da cui la Balistreri proveniva.
L’interpretazione di Etta Scollo non si affida ad una semplice e impraticabile emulazione ma propone un cantato più lirico che in alcuni pezzi mantiene la teatralità e il rabbioso sarcasmo dell’originale, discostandosi invece per quanto riguarda la vocalità – grave e notturna la prima, più solare e maestosa quella della Scollo. Prezioso anche il lavoro dell’Orchestra, che pur marcando la distanza dai modi della Balistreri (che amava cantare ovunque capitasse, accompagnandosi solamente con la chitarra) dona ad alcuni pezzi aperture inaspettate (l’innesto etnico-arabeggiante sul passo drammatico di A curuna), rimanendo comunque in una situazione di comprimarietà rispetto alla voce della Scollo.  
Nel dvd allegato al disco vi sono le riprese di tre canzoni già presenti nel cd e un interessante colloquio con Etta Scollo che racconta alcuni episodi significativi e divertenti della vita di Rosa Balistreri, a completare il quadro di un omaggio sincero e veramente impeccabile.

Voto: 8.0
Brani migliori: U cunigghiu, Rosa canta e cunta.

Written by Luca

11/12/2007 at 11:04