Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Posts Tagged ‘Bjork

Drawing Restraint 9 – Bjork (One Little Indian/Polydor, 2005)

leave a comment »

Ai tempi dell’uscita del controverso ma affascinante Medulla Bjork Gudmundsdottir decise, per il dispiacere dei fans, di non effettuare alcuna tournèe perché intenzionata a dare seguito al momento di creatività che aveva dato i natali a quel lavoro e che ancora a suo parere aveva bisogno di sfoghi.
Dunque Drawing Restraint 9 a meno di prossime sorprese (sempre possibili visto il personaggio) dovrebbe essere il secondo parto di quel periodo proficuo; ed effettivamente questa colonna sonora scritta appositamente per l’omonimo film del compagno-regista Matthew Barney prosegue in parte quel ritorno alla voce nuda, alle origini, del disco precedente, aggiungendo però una non secondaria anima giapponese, la stessa che contrassegna il film intriso di tutti quei rituali antichissimi ed eterni propri della cultura nipponica.
Non devono stupire le presenze nei crediti di Mayumi Miyata, una delle maggiori suonatrici di sho (strumento a fiato formato da diciassette canne) e di Shiro Nomura, cantante/attore di nogaku (detto anche nô: una commistione di musica strumentale, cori e danza sorta in Giappone nel XIV secolo) accanto ai nomi, già conosciuti in Vespertine e Medulla, dell’ormai inseparabile Zeena Parkins all’arpa e di Tanya Tagaq alla voce: Drawing Restraint 9 vive insindacabilmente di questo doppia inclinazione nipponico-medulliana, tralasciando di porsi troppi problemi di omogeneità e soprattutto di fruizione.
Ma è proprio un problema di fruizione quello che si deve porre l’ascoltatore, soprattutto se non avrà avuto modo di vedere il film – non attendetelo nelle sale: Barney pensa e produce i suoi lungometraggi per un circuito assolutamente elitario. Drawing Restraint 9 infatti si presenta come una serie di tracce di difficile godimento, non tanto per l’assenza delle immagini (handicap di quasi tutte le colonne sonore) e neanche per l’attitudine sempre più estremista della sua autrice, ma perché l’atmosfera nipponica che sovente lo caratterizza rimane per le orecchie di noi occidentali qualcosa di altamente impenetrabile e sconosciuto.

Non è un caso allora che ci venga quasi spontaneo skippare i dieci minuti nô di Holographic entrypoint a favore magari di Gratitude – tra tutte la traccia più vespertiana: arpa e celesta a tessere una trama cristallina per la voce esitante di Will Oldham sui cui si staglia improvvisamente un etereo coro di bambini – o preferire, pur nella loro radicalità, l’inquietante colata di affanni di Pearl (il throat singing di Tagaq) all’atmosfera di dolceamara solitudine insita in Antarctic return; o ancora accantonare strumentali ostili come Shimenawa e lasciare posto ai vocalizzi profondi ma soffocati di una Bjork ovviamente strepitosa (Bath con un pianoforte destrutturato da Akira Rabelais; Storm dove la voce attraversa una tempesta di beat impazziti). Drawing Restraint 9 fa vivere sulla pelle di chi ascolta la sua forte dualità e pecca più volte di un eccessivo autoreferenzialismo (probabilmente attutito in presenza delle immagini), che lascia comunque spazio a qualche momento notevole (Gratitude e Storm).
Sono innegabili l’enorme fantasia e la curiosità indomita di Bjork e anche l’importanza di queste contaminazioni asiatiche in prospettiva dei suoi prossimi progetti. Ma a meno che non nutriate una feticistica attrazione per le cose particolari – o meglio ancora conosciate veramente la cultura giapponese – difficilmente considererete questo disco come qualcosa di più di un’opera minore e transitoria.

Voto: 6.4
Brani migliori: Gratitude.

Written by Luca

15/12/2007 at 19:35