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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

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Io non credevo che questa sera – La Crus (Warner, 2008)

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I La Crus salutano il pubblico con uno dei dischi più belli della loro storia. Io non credevo che questa sera contiene dodici tracce dal vivo registrare nell’estate del 2005 al Teatro Novelli di Rimini insieme all’Orchestra da Camera delle Marche diretta da Daniele Di Gregorio e tre inediti, che chiudono egregiamente il percorso di un gruppo capace di far coincidente canzone d’autore e musica elettronica in un’unica, convincente proposta.

Gli arrangiamenti orchestrali della parte dal vivo calcano i contorni di una manciata di canzoni per lo più scure (Nera Signora), a volte dall’andamento sensuale (Soltanto amore) a volte dolcemente malinconico (Natale a Milano), in cui i beat elettronici colorano di atmosfere urbane (Natura morta) la splendida voce di Mauro Ermanno Giovanardi, che si arrangia benissimo anche quando è alle prese con brani altrui (qui Via con me di Conte e Ricordare di Morricone). I tre brani nuovi (Mentimi, Entra piano, L’Autobiografia di uno spettatore) riportano invece i La Crus ai fasti dei primi periodi, e a sentire una canzone come Mentimi – uno dei pezzi migliori di tutto il loro repertorio – il rimpianto per la chiusura del gruppo è forte, se non altro perché di tracce così intense c’è sempre bisogno.

Peccato dunque, e anche se ritroveremo Giovanardi con il suo progetto solista e Cesare Malfatti alle prese sia con l’elettropop di Amor Fou e nOOrda sia con l’elettronica downtempo dei The Dining Rooms ci mancherà il gruppo che a metà anni novanta contribuì a levare la polvere dalle canzoni di Piero Ciampi e a dare una vita in parte diversa a quelle di Luigi Tenco, incastonandole tra altre piccole perle autografe quali Dentro me, Come ogni volta e Come una nube. Nel loro essere stati sempre in bilico tra passato e presente i La Crus hanno gettato per primi un ponte in grado di collegare tradizione e modernità che ha permesso a generazioni profondamente diverse di incrociare gli sguardi sulla stessa identica musica. Anche solo per questo li dobbiamo ringraziare. E per il resto, buona fortuna.

Voto: 8.0
Brani migliori: Mentimi, Dentro me, Come una nube.

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Written by Luca

17/09/2009 at 12:15

Video: La Crus, Manuel Agnelli, Patty Pravo – Pensiero stupendo

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Mauro Ermanno Giovanardi, Manuel Agnelli e Patty Pravo in una Pensiero stupendo a ruoli invertiti. Da uno dei più bei dischi dei La Crus: Crocevia.

Written by Luca

06/12/2007 at 22:25

Infinite Possibilità – La Crus (Warner, 2005)

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Tu che sei convinto che i La Crus interpreti siano nettamente superiori ai La Crus autori e per questo consideri Crocevia un bignami irrinunciabile quando si tratta di dischi di cover; tu che hai gioito sui miasmi scuri di La Crus e Dentro Me e ti sei disperato nel prendere atto degli scricchiolii di Dietro la curva del cuore e del mezzo tracollo di Ogni cosa che vedo (in cui le canzoni da salvare erano veramente due di numero), ti avvicini a Infinite possibilità sapendo che se non sei davanti alla prova verità davvero poco ci manca. Sì, i La Crus sanno fare il loro mestiere di cantanti e musicisti, è fuori di dubbio. Ma ultimamente da queste parti è mancata una cosa neanche tanto secondaria. Le canzoni.Allora metti su il disco e speri nelle infinite possibilità di Cesare Malfatti e le sue macchine portisheadiane e soprattutto in quelle della voce di Mauro Ermanno Giovanardi (uno che, canti quel che canti, sono quasi sempre brividi). Ma speri anche che le canzoni non ti diano quella sensazione di angosciante volatilità del disco precedente, e al contrario siano esse stesse ad incidere, a farsi sentire. Perché con tutte le camionate di musica che ti arrivano addosso ogni giorno, il dimenticatoio è sempre lì pronto ad aprire la bocca e ad obnubilare versi e accordi come se non li avessi mai sentiti. E quindi il mestiere, pur tanto che sia, non basta: le canzoni devono farsi sentire.

Infinite possibilità non parte male. Con La prima notte di quiete ti dice subito che la parola d’ordine sarà leggerezza, leggerezza pensante, e che un generale clima di spensieratezza mista a malinconia attraverserà l’album. Buoni la presa melodica del ritornello e il testo, superflua ma non lesiva la presenza di Mario Venuti in duetto, non così primaria quella dell’elettronica che lascia piacevolmente spazio anche agli strumenti suonati – sarà così anche in seguito: in più pezzi le macchine avranno un ruolo di contorno e uno (Ho ucciso Thurston Moore) di loop non ne vedrà proprio.

Poi la seconda traccia, viste anche le novità portate dalla prima, comincia a farti ben sperare. Perché Infinite possibilità, con la sua ossatura di elettronica crepuscolare e un po’ sospesa, con la voce di Joe che si fa profonda come solo lei sai fare e poi va su in alto entrandoti semplicemente dentro, è il capolavoro del disco, la ballad infallibile che fai fatica a scordarti. Ma purtroppo è l’unica, o quasi. Mondo sii buono – se non la segni insieme alla cover di Via con me e a L’urlo nella sezione «volevo fare il singolo ma non sono capace» – te la dimentichi subito, altrimenti è gastrite da overdose di ruffianeria (a che servano brani come questo ancora oggi lo si ignora). Di Su in soffitta e Buongiorno tristezza forse ti ricordi gli sforzi di Joe per cercare nuove soluzioni interpretative (addirittura un mezzo falsetto velosiano nella prima); mentre di Giorni migliori è miracoloso già ora tenere a mente la fragranza tiromanciniana e il contrasto strofe livido-ipnotiche/ritornello alla Police (che prova, senza riuscirci, a lasciare il segno). Immaginati in futuro.

Alla fine ti rimane I miei ritratti, una gentile pop-song che parte da un chitarra e voce battistiano e cresce in sottili intromissioni di elettriche, rhodes, (poca) elettronica e batteria vera, ed è probabilmente l’unico brano che puoi accodare alla title-track: il resto scorre via inesorabile, e se non siamo ai livelli di Ogni cosa che vedo è solo perché c’è stata alla base la volontà – questa sì apprezzabile – di cercare nuove soluzioni (l’uso maggiore di strumenti suonati, l’interpretazione diversificata).

Tutto ciò che sta attorno al disco (il racconto di Leonardo Colombari nel booklet; il dvd con dieci video ripresi dal Milano Film Meeting che accompagnano ciascuna canzone) è buono, anche solo per lo sforzo di generare un’opera veramente multimediale. Ma è uno sforzo inutile, perché l’opera manca delle fondamenta. Che sono sempre loro: le canzoni.

Voto: 4.5
Brani migliori: Infinite possibilità.

Written by Luca

02/12/2007 at 13:08