Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for the ‘The Jains’ Category

Goddess in you – The Jains (Tube Records, 2008)

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Cosa dire del secondo disco di un gruppo che tre anni fa trattai così? Che una volta toccato il fondo non resta altro da fare che risalire. E le Jains, al secolo Kristen Reichwter (voce e chitarra) e Anna Di Pierno (batteria), a risalire, seppur piano piano, ci hanno provato. Merito della collaborazione con Rob Ellis, uno che di rock al femminile sa il fatto suo (si consulti a questo proposito la voce PJ Harvey). Merito anche delle tante date seguite al disco d’esordio. Ma merito soprattutto di una scrittura che col tempo è maturata e fa in modo che Goddess in you fugga dalle didascalie rock di “Kill the ghost” in favore di strutture più complesse ma non meno quadrate.

Ellis ai comandi dà ai suoni la giusta grana fisica, la voce di Kristen Reicheter mischia sporcizia e sensualità, dietro alle pelli Anna Di Pierno sorregge la baracca con fatica ma in modo onesto. Brani impattanti come It hurts e Forever fanno da contraltare ad episodi allo stesso tempo strutturati e coinvolgenti come Pacifistic bloody revolution e Andreas the skies hear your call. Dimenticatevi però gli White Stripes: le Jains sono un duo rock con alle spalle l’ombra lunga della Polly Jean sopra citata e l’aria della Seattle anni novanta nei polmoni. Di quell’aria avranno bisogno per crescere ancora, perché comunque anche qui di episodi scialbi, se non proprio inutili, ce ne sono. Però intanto un miglioramento si avverte. E se proprio non conforta, neanche deprime.

Voto: 5.0
Brani migliori: Pacifistic bloody revolution.

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Written by Luca

14/09/2009 at 08:30

Kill The Ghost – The Jains (Tube Records/Venus, 2005)

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Dopo l’esperienza più che positiva con Pietro De Cristofaro per il progetto Song For Ulan, Cesare Basile torna ad occuparsi in veste di produttore di Anna Di Pierno (batteria) e Kris Reichert (voce e chitarra, già veejay di Mtv), ovvero The Jains. Anche al buon Cesare però, come a tutti i comuni mortali, i miracoli non riescono e difatti Kill The Ghost è un disco di una povertà disarmante.
Dici chitarra & batteria e il pensiero corre subito agli White Stripes. Per quanto riguarda le Jains però, prima di parlare di riferimenti – e quello ai fratelloni c’è, ma fino ad un certo punto – è necessario parlare di consistenza: quella che manca a Kill The Ghost. Le canzoni sono undici ma non ce n’è una che riesca a convincere – e allungare un disco fino a quaranta minuti non è stata di certo una furbata: sei o sette brani bastavano tutti. Non ce la fanno a lasciare un segno anche lieve Fixation o Elf Woe’s, che sì sono pezzi scarni ma anche magri, macilenti; non ce la fa la sensualità smaccata di Resonate; non ce la fa neanche una ballata come He comes, he knows, la cui dedica a Jeff Buckley potrebbe anche prenderti sul filo della nostalgia se le parole banali, loffie del testo non riducessero tutto ad una sequela di banalità finto-sentimentali.

Kris Reichert ha una buona voce, pur con qualche vistosa debolezza qua e là; Anna Di Pierno dietro le pelli qualcosa sa fare. Ma servono anche idee, originalità: tutte cose che mancano vistosamente.  Per fare un disco che meriti il tempo di chi lo ascolta non basta il make-up giusto, non basta il sito internet perfetto, non basta la cartella stampa patinata che titola “Distorsione e sensualità. Istinto e dissonanza” – la dissonanza, tra l’altro, è uno dei concetti nobili della musica e non va sputtanata in fondo ad una biografia (quella della Di Pierno), come un’esca: “Adora scrivere brani dissonanti”. Non basta nemmeno una produzione resa grezza al punto giusto per quella parte di pubblico ingenuamente brava a lavarsi la bocca con la parola “alternativo”; non basta neanche Cesare Basile, purtroppo, per dare esito ad un lavoro che abbia – banalmente – qualcosa-da-dire, uno spunto anche minimo di personalità che abbia la decenza di fare spendere soldi con un motivo valido a chi acquista dischi. Non stiamo parlando della Pausini, ne’ di D’Alessio. Stiamo parlando delle Jains: musica che si fa chiamare indipendente, che si dipinge alternativa. Ma la realtà – mettere su il disco e premere play per credere – è che, in questo caso ma non solo, si tratta di una irritante, sfacciata, vuota e controproducente pantomima.

Voto: 3.7

Written by Luca

26/12/2007 at 15:11