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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for ottobre 30th, 2009

Ultime notizie di cronaca – PGR (Universal, 2009)

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La presunta conversione di Giovanni Lindo Ferretti al cattolicesimo obbliga ogni recensore che si rispetti a dire la propria sull’avvenuto volteggio e ricaduta oltretevere di quello che fu il leader del primo-gruppo-punk-filo-sovietico-italiano – altra perifrasi dovuta ad un articolo dignitoso sulla triade per sigle (CCCP-CSI-PGR) che piangendo un tempo Majakovskij oggi pare ritrovarsi a piangere Baget Bozzo. E noi, pur sbuffando platealmente, ci sottoponiamo al gioco e sentenziamo: delle beghe metafisico-politiche di GLF ci interessa tanto poco, sia perché dubitiamo che il nostro ai tempi di “Canzoni, preghiere, danze del II millennio” fosse molto diverso da oggi, sia perché – se dio vuole, è proprio il caso di dirlo – i pensieri politici del suddetto contano uno all’urna come quelli di chi qui scrive e di chi di là legge. Se poi la conclamata conversione, come alcuni sostengono, ha generato a sua volta conversioni di qualche (sparuto) fan, allora il problema non di conversioni ma di eccessiva importanza data da sempre alle parole di una persona che non ha mai smesso di dichiararsi cantante (di sé stesso: “trasformami in megafono e m’incepperò”) per diventare politico o chierico – in sintesi: quanti danni ha fatto, anche in territorio musicale, la mancanza di un serio e vero leader nella sinistra italiana negli ultimi vent’anni?

Dunque assolto il compito veniamo alla musica. P.G.R. atto conclusivo, Ultime notizie di cronaca come il saluto risolutivo di tre persone che piaccia o meno hanno fatto la storia del rock italiano di almeno due decadi. E si sente, aggiungiamo. In positivo come in negativo. In positivo perché, anche se in modo non stabile e sui soliti binari, queste nove tracce dimostrano che la chimica fra i tre esiste ancora. Ma al contempo in negativo perché non sono poche le fasi calanti in cui, Ferretti in primis, pare che venga innestato il pilota automatico e portato al termine il brano così come si deve.

Dividendo la tracklist in due gruppi secondo quanto detto, appartengono al primo il trip-hop approssimato ma trascinante di Cronaca del 2009 – con Ferretti-Savonarola ipermoderno e sarcastico («la luce della ragione illumina le tenebre / sono pur sempre tenebre») e il solito e-bow perfettamente evocativo di Canali – e la seconda delle due Cronaca di guerra, puro esercizio di stile capace però di rimanere addosso con l’e-bow a sviscerare una melodia contagiosissima ma non ruffiana e il ritornello che si apre folgorante e asciutto (pare che stiamo parlando di una formazione power-pop, eppure…).
Stanno invece nel secondo gruppo quei brani dove l’autoreferenzialità di Ferretti, le sue montagne, la loro gente, la fede e via dicendo si fa esagerata e sterile affossando le buone intuizioni musicali (la chitarra blues-arabeggiante di Cronaca del ritorno ondulante come un canto di Shabbat, l’ascendenza da Battiato di Cronaca divina rovinata dalla retorica da messale delle liriche), quand’anche la scrittura pare procedere secondo manuale (Cronaca settimanale) e certe soluzioni elettroniche di Maroccolo arrivano del tutto fuori tempo o fuori centro (i synth della commuovente Cronaca filiale).
Tra i due poli, il resto dei brani, sempre al di sopra della sufficienza, completa un disco a fasi alterne, che testimonia come l’avventura di questi tre musicisti – e di quelli che prima di oggi avevano abbandonato la strada per percorrerne una tutta loro – finisca nel momento più opportuno e dignitoso. Un attimo dopo l’aver detto le ultime cose che erano da dire («già consumatore l’uomo si vuole clone / una merce qualsiasi / lo era da schiavo lo sarà da padrone»), un attimo prima che una storia musicale così importante e influente diventi l’inevitabile parodia di se stessa.

Voto: 7.4
Brani migliori: Cronaca del 2009, Cronaca di guerra II.

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Written by Luca

30/10/2009 at 15:57

Pubblicato su Senza Categoria

500 – Paolo Benvegnù (La pioggia dischi/Venus, 2009)

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Come era già successo per “Piccoli fragilissimi film” i Paolo Benvegnù pubblicano a poco più di un anno di distanza dall’uscita di “Le labbra” (ultimo, bellissimo disco sulla lunga distanza) un ep che chiude il progetto e anche il “periodo rosso” della produzione del gruppo capitanato dall’ex Scisma. Cinque i brani di 500, tra cui quella Nel silenzio già perla dell’altro ep “14-19” qui riarrangiata e prodotta da un nome importante della musica nostrana quale Fabrizio Barbacci (Ligabue, Negrita, Roy Paci), presenza che speriamo possa essere di buon auspicio per un salto del gruppo verso una maggiore notorietà. Perché ad oggi è questo che manca al cantautore toscano e ai suoi compagni: la giusta corresponsione di pubblico ad un fare musica sempre di altissimo livello, che coniuga i dettami del pop meno ruffiano e più comunicativo ad una visceralità di fondo ormai marchio di fabbrica di questi cinque musicisti. Nelle pagine del libretto dell’ep la matita di Birò tratteggia in varie figure un serie di pesci combattenti, solitari e nell’atto del corteggiamento, a loro volta frapposti ad un muscolo cardiaco e a due persone che si abbracciano. Il parallelo tra cuore, relazione di coppia e Betta Splendens (questo il nome scientifico del pesce combattente, animale assai possessivo e dal corteggiamento molto concitato) fa da perfetta controparte figurativa ad una serie di canzoni che descrivono l’amore in tutte le sue facce (comprensione, odio, sogno…), con estrema sincerità, calore umano e la solita imprescindibile intensità. I Paolo Benvegnù non si risparmiano mai, bruciano tendini ed anima in nome di una Fede che è prima di tutto un motivo, valido e vitale, per stare al mondo. Anche solo per questo meriterebbero più fortuna.

Voto: 7.3
Brani migliori: 500, Nel silenzio.

Written by Luca

30/10/2009 at 15:52