Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for ottobre 14th, 2009

Uochi Toki – Libro Audio (La Tempesta Dischi/Venus, 2009)

leave a comment »

“Le tracce sono ordinate seguendo una sequenza precisa, un percorso dal reale all’immaginario, tratteggiato attraverso la descrizione di personaggi e del loro rapporto con i contesti. Nella prima parte del disco, ovvero dalla traccia 1 alla traccia 6, i personaggi non sono altri se non Matteo Palma (Napo), autore e interprete dei testi, e i suoi amici o in alcuni casi i parenti […] Dalla traccia numero 7 alla numero 12, invece, abbiamo personaggi immaginari che, mantenendo sempre l’ordine crescente, si distaccano man mano dalla verosimiglianza e vengono lasciati sempre più liberi di agire indisturbati. Il trucco che si gioca dietro alle figure descritte in questa seconda parte del disco, è quello di inserire personaggi irreali (che hanno possibilità superiori o diverse rispetto ad una persona reale) in contesti assolutamente reali, così da riprodurre l’effetto visionario di chi possiede una immaginazione molto sviluppata e se la vede esplodere addosso nei momenti di tensione reale”. Stralci di cartella stampa per descrivere al meglio il sesto lavoro di Napo e Rico alias Uochi Toki, che fanno dell’hip-hop quello che un macellaio fa quotidianamente alla carne bovina per ottenere un hamburger: triturare e ricompattare. Ma il lavoro destrutturante-ristrutturante del duo partorisce qui le sue polpette più difficili da digerire, seguendo una tendenza alla narrazione che si è fatta via via più determinante dopo essere partita – quasi all’opposto – dalla frammentarietà-haiku dei primi dischi. E a farne le spese è la possibilità di fruzione, che nelle dodici tracce-racconti di Libro Audio non sempre gira al massimo. Certo, l’effetto sorpresa delle liriche di Napo, con le sue sollecitazioni da Savonarola cinico che con il filtro della ragione ribalta la realtà smascherandone le ipocrisie nei rapporti sociali e nel linguaggio, viene sempre meno – anche se di zampate ce ne sono ancora parecchie: ascoltate Il cinico e L’osservatore. E così le telluriche basi di Rico viaggiano sugli stessi binari dagli esordi, pur essendo sempre più raffinatamente grezze nel loro riprendere e brutalizzare frammenti doom, embrioni synth pop che diventano cluster per le orecchie e scaglie techno sottoposte a rallentamenti e delay (Il claustrofilo, apice del disco). Ma il nodo della questione è un altro, e sta nell’obiettivo che gli Uochi oggi hanno, suggerito da una nota a margine della cartella stampa che torniamo a citare: “Diamo per assodato che il rap sia un genere letterario del presente”. Dando per assodato questo e confermate le doti del duo, serve la costanza qualitativa dei grandi scrittori di durare per un’intera silloge di racconti. Arriverà? Intanto complimenti per l’ambizione.

Voto: 6.6
Brani migliori: Il cinico, Il claustrofilo.

Annunci

Written by Luca

14/10/2009 at 12:16

Rhaianuledada (Songs to Sissy) – Black Eyed Dog (Ghost Records, 2009)

leave a comment »

L’amore che era un cane dall’inferno diventa uno scoiattolo svegliato dalle prime luci dell’inverno in disgelo. C’è un forte senso di rinascita nel secondo disco di Fabio Parrinello alias Black Eyed Dog a due anni dal precedente “Love is a dog from hell”. Un ricominciare (di nuovo) all’insegna di quell’amore che un tempo lo aveva morso fino allo sfinimento e che oggi diventa legna da ardere, tepore rasserenante, per undici canzoni sì chiaroscurali, ma di quando è il buio a lasciare finalmente il posto alla luce e non il contrario. Il folk americano in zona Will Oldham e Devendra Banhart, principale fonte d’ispirazione dell’ottimo esordio, lascia spazio ad episodi maggiormente pop, che tuttavia non vengono mai meno a quell’essenzialità e a quella malinconia di fondo marchio di fabbrica di una scrittura ad alto tasso emozionale che fa un passo, proprio uno solo, ma in avanti. Dunque eccoli questi undici Rhaianuledada – ti amo nella lingua inventata da Fabio e dalla sua Sissy, a cui il tutto è dedicato – cantati dalla voce odorante fumo e legno di Parriniello. La magnifica apertura di Roses che smaschera definitivamente sospettate doti da crooner folk e riprende con esiti meno didascalici che in passato quella vena europeista (vedi fisarmonica alla parigina) cara a tanti cantori neofolk d’oltreoceano. Il bozzetto Oldham con ruota di bicicletta (?) su acustica ad aggiungere dolcezza a dolcezza di All 4 you. La dichiarazione d’amore da mulo innamorato di Honeysuckle Gal che richiama Banhart e Waits in uno stupendo miscuglio di testardaggine equina, mandolini scalcagnati e clarini da circo alcolico. Una Angel Eyes che alla parentela con Nick Drake aggiunge l’intimismo dell’Eddie Vedder di “Into The Wild”. Infine e soprattutto le tante pop-ballad al pianoforte (Salinas, Bullet Proof, Drink Me, I got you in, The way to my heart, Daly Suicide, Lazy B.,) che con pochi accordi evocativi e qualche ricamo di archi, elettronica, armonica e chitarre ci piegano piano piano le ginocchia, lasciandoci alla fine a terra, stupiti e in subbuglio, di fronte all’opera di una persona che grazie all’amore è semplicemente tornata alla vita.

Voto: 7.8
Brani migliori: Roses, Honeysuckle Gal, Daly Suicide.

Written by Luca

14/10/2009 at 12:07