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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Tutto come prima – Macno (La Scala Dischi/Venus, 2008)

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Di figli e figliastri di certi nomi fondamentali del rock italiano degli ultimi vent’anni il recente mercato discografico abbonda. Alla categoria appartengono sicuramente anche i Macno, che alla derivazione dai Marlene Kuntz devono molti dei loro pregi e dei loro difetti. E i pregi della formazione comasca – giunta con Tutto come prima al secondo lavoro, dopo “A tre passi da qui” targato 2005, con ospiti Simone Lenzi dei Virginiana Miller, Nicola Manzan aka Bologna Violenta e Lele Battista – sono subito detti: un’ottima assimilazione delle costruzioni chitarristiche dei primi dischi della band di Cuneo, un’altrettanta perizia nello scrivere canzoni rock (saldamente anni novanta) solide e piacevoli e, per finire, la capacità di staccarsi nella parte testuale dal linguaggio aulico e parecchio estetico di Cristiano Godano a favore di liriche che evocano efficacemente tensioni, disillusioni e rabbie senza riuscire però a strafare. Sui difetti invece il discorso è più complesso, in primis perché i punti deboli di questo disco discendono in qualche modo dai pregi e secondariamente perché purtroppo sono i difetti a prevalere qui, seppur di poco, sui pregi. Avete già capito di che parlo? Forse sì. Per farla breve: il classico doppio vulnus di tanto rock italiano degli ultimi dieci anni-quindici anni. In ritardo sui suoni da una parte e impossibilitato a supplire a tali indugi con canzoni importanti e decisive dall’altra. “Tutto come prima” è proprio così: non sarebbe una zavorra rimanere nel 2008 ancora così sonici se i pezzi facessero il proprio dovere in quanto a sostanza e forza comunicativa. Invece tutto appare abbastanza irrisolto: l’eco marleniano a volte è perfino soffocante (Confusione) e non bastano certi deviazioni new-wave con riusciti riffoni interpoliani (Mario B.) o impreviste peregrinazioni tra lo psichedelico e il vagamente esotico (l’armonium di Ultimo giorno d’estate) a togliere dalle tracce un certo alone di già sentito. Servono più personalità e soprattutto canzoni che invece di volare a mezza altezza portino su in alto, sempre. Mentre qui accade solo nell’ascesa emozionante di Ogni maledetta notte.

Voto: 5.5
Brani migliori: Ogni maledetta notte.

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Written by Luca

09/10/2009 a 12:39

Pubblicato su musica, recensione, recensioni

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