Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Alla mia età – Tiziano Ferro (Emi, 2008)

leave a comment »

Nell’etere del Belpaese contemporaneo ci sono strade diverse da quelle dei fenomeni da una stagione e via, delle interpreti ad urlo continuo che hanno fatto del proprio stadio un pianobar allargato, dei posteggiatori arricchiti che canterebbero per tutte le gomorre possibili e (in)immaginabili, delle nuove proposte sanremesi musicalmente più reazionarie dei loro stessi padri sempiterni Kappler della riviera dei fiori. E sono strade che non c’entrano nulla con l’originalità, lo sperimentalismo o l’avanguardia – istanze che amiamo, ma che saremmo dei patetici idealisti a sperare in radio oggi nell’Italia atrofizzata degli anni zero – e neanche col sempre strombazzato Nuovo-Che-Avanza – nessuna rivoluzione da noi: siamo e rimarremo ancora per tempo un Paese in ritardo di almeno tre-quattro anni su tutto, musica compresa. Chiamatela semplicemente onestà questa strada diversa, che per Tiziano Ferro significa anni di lavoro sodo e aver imparato a scrivere, cantare, interpretare, lavorare – ed oggi saper scrivere, cantare, interpretare, lavorare. Chiamatela anche coerenza, o meglio trasparenza – da sempre nelle sue canzoni il modo migliore e più sano di fare i conti con sé stesso, qualcosa che non ha copione né nomination, ma carne, sangue, lacrime e sorrisi in cui ritrovarsi. E chiamatela soprattutto crescita, perché il Ferro di Alla mia età è ancora precisamente lo stesso di “Xdono”, con la differenza che si è allenato, la vuole fare davvero “L’Olimpiade”, ed è partito dai provinciali per giocarsi tutto ai Trials con progressioni sugli ultimi trenta metri che sono puro talento.

Ed eccoli arrivare finalmente questi trenta metri. I dodici brani di Alla mia età (più bonus-track) secondo i canoni su cui si è mosso fino ad oggi il nostro (canzonette pop, ballad malinconiche, dancing elettronici) come sempre mischiati tra loro ma virati al meglio. Tirate le somme gli apici della scaletta sono quattro, ben spartiti tra pezzi più o meno movimentati, mentre tutto il resto concorre al risultato senza mai lasciare momenti di stanca. Prima traccia in scaletta da segnalare è la title-track, nonché singolo di lancio del disco, nonché brano da inserire per intensità e mestiere alla voce “come scrivere una canzone pop che piaccia a tutti (se tutti hanno l’onestà di ammetterlo)”: strofe compatte con voce ancora una volta quasi dimessa, ponte in crescendo, apertura nel ritornello e un testo che usando parole chiare e qualche metafora dosata dice due cose ma le dice in modo convincente, sentito, senza che gli si possa muovere contro accuse di banalità o snobismo. Insomma: «e ringrazio sempre chi sa piangere / di notte alla mia età», voi provate a dire che non ha ragione.

Subito di seguito la seconda traccia meritevole di segnalazione. Il sole esiste per tutti è un ibrido tra synth-pop e ballatona strappacuore, con la parte elettronica a dettare una ritmica serrata ma placida, dall’atmosfera albeggiante, su cui Ferro appoggia un cantato cadenzato e ancora una volta dimesso, che poi si apre nel ritornello squarciandosi di luce come il sole appunto in mezzo alle nuvole, in un gioco di contrasti ritmico e atmosferico che ricorre spesso nella sua scrittura. Più omogenea, e tipicamente ferriana, è invece la terza traccia da segnalare, La paura non esiste, ballata infallibile che fa quel che deve fare, cioè crescere d’impeto fino alla drammaticità del ritornello, prestito emozionale dal melodramma di cui Cocciante è stato maestro. Questo brano e l’ultimo dei magnifici quattro spiegano bene i due poli di attrazione entro cui gravita il cantante di Latina: Per un po’ sparirò lo butta nella mischia come un Justin Timberlake italiano, ed il brano coi suoi bordoni di synth muscolari, la ritmica trascinante e la parentesi flamencata funziona bene. Dunque Cocciante (ma anche Battisti e Baglioni) da una parte e le produzioni americane ad alta rotazione degli ultimi anni in opposto. Ma se da un lato la strada sembra intrapresa saldamente, dall’altro il problema è che Ferro non ha ai comandi né Timbaland né i Neptunes, e si sente. Così brani dall’altissimo potenziale come Indietro (minuetto drum and bass con un Fossati in tono minore alle liriche) o il duetto con Battiato di Il tempo stesso – che diviene omaggio ad “Un’estate al mare” ne La traversata dell’estate – perdono qualcosa proprio nella caratura dei suoni, che non sono poi così vecchi, ma non spingono, rimangono un po’ statici – oltre ad essere proprio derivativi, nel senso meno positivo del termine, dai nomi sopracitati. Per lo sprint finale Ferro sembra necessitare di qualcuno che affianchi Michele Canova (ottimo per tutto il resto) nelle parti più ballabili. Ad esempio lo stuolo di produttori che ha lavorato all’ultimo (bellissimo) disco di Dargen D’Amico. Noi la buttiamo lì. Al resto, poi, ci penserà il tempo.

Voto: 7.8
Brani migliori: Alla mia età, Il sole esiste per tutti, Per un po’ sparirò.

Annunci

Written by Luca

05/10/2009 a 09:17

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: