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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for ottobre 2nd, 2009

A due – Beatrice Antolini (Urtovox/Audioglobe, 2008)

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Tutta questa roba e tutta da sola? Non è brava Beatrice Antolini, è che proprio la disegnano così. Autonoma, indipendente, e vogliosa di fare da sé, perché chi fa da sé fa per tre, come si dice, anche se qui la questione è A due: lei e la sua musica, interpretiamo noi.
Nel 2006 l’esordio “Big Saloon”, che già la vedeva suonare quasi tutto da sola in compagnia del Jennifer Gentle Marco Fasolo (qui al mix con la titolare), fu una piccola grande sorpresa di atmosfere ludico-lisergiche, da sabba multicolor o vaudeville spiritato ma sempre un po’ ironico. Umori che tornano anche in questa seconda prova (New Manner, Pop Goes To Saint Peter), tinteggiata a nero rispetto alla precedente e con dentro la stessa irrequietezza musicale più circoscritta nelle canzoni.

Sono piccole creature che cambiano forma ad ogni passo i brani di Beatrice; provengono dai laghi più paludosi e nascosti ma pure dai cappelli più matti (i quali, ovviamente, ridono). Attorcigliano stelle filanti allucinogene attorno a David Bowie (Funky Show); immergono le malinconie più profonde in stagni burtoniani (Morbidalga); intrugliano pianoforti inquietanti, andature new-wave, fiati tex-mex e richiami salsa in un solo brano, come David Byrne più i Calexico più Diamanda Galas più il Buena Vista. E spesso si lasciano attraversare da un’aria freddolosa, fatata ed ectoplasmatica, un clima un tantino Dickens e un tantino Poe, che ha ancora il gusto dello scherzo, ma di quello scherzo che quando il vento soffia più forte (Double J, Taiga) ti lascia lì così, gelato, che era meglio che non te lo facessero. Buh!, ci grida alle spalle Beatrice vestita da strega, che qualcuno buh! l’ha gridato a lei ed ora ecco il risultato. Spaventevole e affascinante. Dal quale noi non possiamo che lasciarci spaventare e sedurre.

Voto: 7.5
Brani migliori: Morbidalga, Taiga.

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Written by Luca

02/10/2009 at 12:06

La Forza – Yuri Beretta (Eclectic Circus/Warner/Venus, 2008)

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Memoria di ferro per chi si ricorda dei Genialando, che nel 1999 pubblicarono per la CGD un disco e poi si sciolsero – uno di quei non pochi casi di pop italiano, piccolo (nelle vendite) ma ben curato, che avrebbe meritato più fortuna. Il leader di quel gruppo si chiamava Yuri Beretta ed oggi ci riprova su etichetta Eclectic Circus con La forza, disco che in undici tracce propone una canzone d’autore più o meno virata alle cose migliori che il pop di casa nostra abbia sfornato negli ultimi quindici anni.
Se difatti l’apertura è all’insegna del folk ingentilito di L’acqua (arpeggi d’acustica, synth gocciolanti e un pacificante sentore d’oltremanica), La danza transita dalle parti di Max Gazzè, Tokyo di un Pino Marino affaccendato sull’organo hammond e La deriva dei sentimenti all’esatto crocicchio tra Samuele Bersani e Cesare Cremonini. Ad episodi più solari (la radiofonica Innamorati stipendiati) Beretta alterna inoltre sprazzi più decisi, come nei retrogusti anni ottanta di Depress yourself e nell’eredità Estra della cavalcata a chitarre strepitanti Tocca la minchia.
Proprio l’ironia del testo di quest’ultima esprime al meglio una delle peculiarità del cantautore milanese, quella di accostare saltuariamente nelle liriche immagini tra loro in apparenza impertinenti ma che sortiscono un buon effetto surreale, a volte al limite dell’improbabilità, sia quando il tono è scherzoso sia quando è più meditativo. Nonostante ciò, “La forza” – complice anche una certa disomogeneità di arrangiamenti che rende ogni pezzo troppo a sé – non ha quel quid per essere qualcosa in più di un lavoro gradevole ma discreto. Urge insomma un determinante colpo di reni.

Voto: 6.3
Brani migliori: Tocca la minchia, La deriva dei sentimenti.

Written by Luca

02/10/2009 at 12:01