Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Di vizi di forma virtù – Dargen D’Amico (Talking Cat/Universal, 2008)

leave a comment »

Mentre i fasti dell’hip-hop italico sembrano irrimediabilmente in mano a giovanotti dai catenoni d’oro più resistenti degli stessi brani che propongono – e le zuffe a suon di rime un aggiornamento on the road di quelle che succedono pressoché ovunque lungo lo stivale (leggasi parlamento, stadio condominio e chi più ne ha più ne metta) – ecco colui che potrebbe salvare la barca o meglio tirarla fuori dalla secca e rimetterla saldamente in mare. «Il rap, per me, è far finta che domani muori» (Il rap per me): Jacopo D’Amico in arte Dargen D’Amico si presenta in battigia, maniche arrotolate fino agli avambracci come uno che vuole veramente darsi da fare, con un doppio disco di trentacinque – trentacinque – tracce in cui non perdersi dentro è praticamente impossibile.

Di vizi di forma virtù segue l’esordio di “Musica senza musicisti” ampliandone a dismisura le potenzialità. Il flow destabilizzante e fantasioso, le basi che mischiano mille mila influenze elettroniche (Daft Punk, Aphex Twin, krautismi assortiti), lo spirito guascone ma al contempo dolciastro che nella sua impronta freak-pop non rinuncia a richiamare la canzone d’autore nostrana a diverse gradazioni di surrealismo e follia (da Bersani a Jannacci passando per Battiato e Camerini), rendono le oltre due ore di questo lavoro un monumento alla presunzione di poter legittimamente parlare di tutto ciò che si vuole perché semplicemente la sostanza c’è.

Arduo, in mezzo a tanto ben di dio, assegnare la corona dei migliori a solo due o tre brani. Per puro gusto personale l’affidiamo a SMS alla Madonna (inno d’amore definitivo di chi ci fa, ci è e ci prova: «Te lo dico solo una volta, torna. Ok, se lo vuoi te lo dico due, torna. Te lo dico tre, ti prego torna. Per te mando sms alla Madonna») e a due smeraldi electro-metropolitani come Tike Restoran («Tu mi credi un accampato, ma non sai che io potrei affittare il sole con i miei ticket restaurant») e La divisione del lavoro («siamo gli ultimi operai in Italia la divisione del lavoro ha senso se mi copri anche quando m’assento: mi cassa es tu cassa») che da questo disco dovrebbe finire dritti sulle scrivanie di tutti coloro che oggi si occupano in ordine sparso di giovani, società, lavoro.
Ma anche il resto è un mare-magnum in cui conviene immergersi, anche solo se amate davvero la musica, anche solo se credete che ci siano sempre grandi virtù dietro ai più piccoli vizi di forma. Per il sottoscritto, uno dei dieci dischi italiani dell’anno.

Voto: 8.4
Brani migliori: SMS alla Madonna, Tike Restoran, La divisione del lavoro.

Annunci

Written by Luca

25/09/2009 a 11:38

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: