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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for settembre 16th, 2009

Cime domestiche – Paolo Benvegnù/Monica Demuru/Petra Magoni/Ares Tavolazzi (Radiofandango/Edel, 2007)

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Diciotto brani della tradizione montanara trentina rielaborati da Paolo Benvegnù, Monica Demuru, Petra Magoni e Ares Tavolazzi su commissione del Festival “I suoni delle Dolomiti”, con una particolare attenzione per tutto il repertorio al femminile della zona, fino ad oggi messo un po’ in secondo piano da un’idea prettamente “maschia” della montagna.
Fanno un ottimo lavoro i quattro di Cime domestiche: accompagnati solo da chitarra acustica e contrabbasso riarrangiano i brani con vestiture prettamente vocali che piacerebbero alla Bjork di Medulla, in un continuo gioco di schiocchi, respiri, loop vocali e raffinatezze polifoniche, pane per i denti delle ugole iperestese di Magoni e Demuru e perfetto contraltare qualitativo di un Benvegnù interprete in stato di grazia.
Le storie sono quelle di un ambiente difficile e primitivo, punto d’emigrazione costante e dimora solitaria di tante donne che, vedendo i loro mariti partire per ragioni di lavoro o guerra, si trovarono sulle spalle la responsabilità di famiglie e paesi interi. Vicende dolorose dunque, ma attraversate da un desiderio di resistere alla vita che scaturisce forte dalle riproposizioni del quartetto, sia nei momenti più drammatici (La serva) che in quelli più inaspettatamente goliardici (Angiolina dal cuor mio).
Peccato non aver avuto la possibilità di assistere all’esecuzione dal vivo tra le montagne dolomitiche di un repertorio che proprio in quei luoghi per tanti anni è risuonato e che grazie ad un progetto come questo ritorna oggi in uno stato di (originale) conservazione.

Voto: 7.8
Brani migliori: Angelina dal cuor mio, La serva.

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Uno – Raiz (Universal, 2007)

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I primi battiti di tammorra di Statte ccà dettano la linea: Gennaro Della Volpe torna alle radici abbandonando quasi del tutto le profusioni l’etno-pop alla Mango dell’esordio solista Wop, mezzo passo falso di una carriera che fino a quel momento, fuori e dentro gli Almamegretta, non aveva dato alcun segno di debolezza. Uno torna a vagare per il Mediterraneo, da Napoli al Nordafrica sviando verso Londra e Kingston, ed è un miscuglio world che riaffeziona i fans di Sanacore e dintorni riaprendo una missione il cui compito è prima di tutto quello di amalgamare identità variabili senza disconoscerne nemmeno una. Echi neomelodici e dubbing eleganti, roots da manuale e concitazioni tarantolate; a serrare il tutto una voce che non stupisce più ma conferma nella propria unicità un’enorme potenza espressiva.

Il parterre di collaboratori è di quelli che contano, tra un Bill Laswell al basso che cadenza sinuoso e un Eraldo Bernocchi anche produttore ad architettare strutture elettroniche mai troppo originali ma efficienti; mentre Pier Paolo Polcari riporta al nostro un frammento Almamegretta dei bei tempi che furono. La tradizione napoletana incrocia raggae e dub in Femmena e Casa (quest’ultima sensuale e addirittura blueseggiante); il singolo Nanninella X sposa furbetto chitarre alla Manu Chao e percussioni tribaliste; Teresa De Sio mette le parole ad una ‘O Paraviso ‘nterra che parte emozionando con la voce solitaria di Raiz.
Non è un caso però che sia la cover di Jerusalem di Alpha Blondie tra le nove tracce proposte – undici se contiamo anche i due remix del pezzo appena citato e di Statte ccà – il brano che tirate le somme convince più di tutti. Segno non tanto di un deficit di scrittura ma di un livello che pur mantenendosi sempre al di sopra della sufficienza non regala picchi veramente notevoli. Nulla di grave comunque, soprattutto di fronte al fatto che di un simile “ritorno a casa” noi, e in primis Raiz, avevamo proprio bisogno. Dunque, bentornato.

Voto: 6.3
Brani migliori: Jerusalem.

Written by Luca

16/09/2009 at 09:30

Pubblicato su musica, Raiz, recensione, recensioni

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Madreperla ep – Madreperla (Autoprodotto, 2007)

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Piccoli figli di Marlene crescono. I Madreperla devono ai Marlene Kuntz gran parte delle loro influenze e in questo ep promozionale di sole quattro tracce dimostrano nuovamente quanto l’indie-rock nostrano di metà anni novanta abbia lasciato ai posteri un’eredità importante ma pure difficile da gestire. Vuoti a perdere e Viola prendono il noise alla Sonic Youth dei primi lavori di Godano e soci e lo sottopongono ad un imprinting melodico dalla buona caratura; la voce però gigioneggia tra il disperato e il teatrale proprio come quella del leader della band di Cuneo e alla lunga la referenza si sente troppo.
Fortuna che i quattro romani allargano lo sguardo anche su altri nomi di quel periodo (d’oro) del indipendenza italiana e alla traccia due riprendono quella Privè a suo tempo uscita a nome Massimo Volume proponendola come l’avrebbero fatta dei Muse dall’enfasi moderata. Non è una cover facile, e d’altra parte la voce di Fabio Prevedello non è quella di Emidio Clementi, ma i Madreperla seppur con le ossa un po’ rotte ne escono vivi e dimostrano di avere coraggio da vendere.
Il coraggio del resto servirà loro soprattutto per togliersi di dosso quella patina di già sentito che non nobilita a sufficienza una scrittura comunque buona. Ma già qui, variando, la situazione migliora: Polvere di caffé trova un bell’incrocio pianoforte chitarra acustica con intagli di elettriche di contorno che crescono verso un’avvincente coda strumentale. Si riparta dunque con questo approccio. E Pino Marino, in veste di produttore artistico, li aiuti a staccarsi da un suono ancora parecchio derivativo.

Voto: 5.5
Brani migliori: Polvere di caffè.

Written by Luca

16/09/2009 at 09:26