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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

La stagione del cannibale – Amor Fou (Homesleep/Audioglobe, 2007)

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Alessandro Raina (Giardini di Mirò, Nema Fictzione), Cesare Malfatti (La Crus, The Dining Rooms), Leziero Rescigno (Lagash) e Luca Saporiti (Soul Mio) si ritrovano in questo progetto che nel doppio significato del nome – “amore folle” in francese e “amore passato” nella sua pronuncia italianizzata – trova tutta la spiegazione dei propri contenuti. Una storia di amore finito quella de La stagione del cannibale, che incrocia la Storia recente del nostro paese (la strage di Piazza Fontana, giorno nel quale i due amanti si lasciano) in un gioco di specchi tra racconto ed evocazione dove al centro di tutto è la Fine, come concetto storico e sentimentale ma anche e soprattutto come punto e a capo antropologico di un nuovo popolo dai nuovi costumi sempre più in decadenza. Pasolini, certo, il Pasolini di Teorema e Lettere Luterane, ma anche Truffault ed Elio Petri, virati in undici brani che scontornano di poco ma con precisione i confini del pop italiano laddove già Baustelle, La Crus e compagnia hanno detto la loro da metà anni novanta in poi, testimoniando una vita possibile oltre la canzone più strettamente d’autore ma ad essa collegata in modo essenziale.
Il periodo ipotetico
aggancia il primo di una serie di ottime melodie con elettronica alla Notwist e ritornello da lenta intrusione sottopelle. La convinzione vaga notturna dalle parti dei Tiromancino, perfetta per la voce chiaroscurale di un Raina per la prima volta alle prese con testi in italiano. I ritorni ipnotizza col suo glitch cristallino lasciando deflagrare chitarre Blonde Redhead su irresistibili malinconie crepuscolari. Gli Amor Fou narrano, ma non solo: ricreano un mondo e lo contrappongono all’oggi segnandone tutta l’eredità attraverso una serie di rimandi culturali che, lontani da ogni passatismo vintage, cercano e trovano sostanza. E fa niente se a metà track-list lasciano trasparire un pur minimo calo d’ispirazione. La loro vera anima è nello splendido triduo finale: Cos’è la libertà? (con Barbara Cavaleri), tenchiana fin dal titolo, inietta dolore grazie ad un testo bellissimo («io vorrei continuare a pretendere il meglio di questo tuo giovane cuore / ma non so imparare ad evitare il segnale di questo mio folle dolore»); L’anno luce ricorda in tono elegiaco «quella piazza / quella lurida fontana / quello scoppio»; lo strumentale La strage, semplicemente, “esplode” e lascia senza fiato. Un esordio bello e, come di rado accade, davvero progettuale.

Voto: 7.6
Brani migliori: Il periodo ipotetico, Cos’è la libertà.

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Written by Luca

15/09/2009 a 14:20

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