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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for settembre 14th, 2009

Just let it happens – Paolo Saporiti (Canebagnato Records, 2008)

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Si fanno largo timidi raggi di sole tra le canzoni autunnali di Paolo Saporiti. A portarli è il violoncello di Francesca Ruffilli, che accompagna la voce e la chitarra del nostro in quasi tutte le tracce di Just let it happen…, secondo breve lavoro (solo diciotto minuti) dopo l’emozionante esordio di due anni fa con “The Restless Fall”.
Saporiti è folksinger di razza, incide l’anima con canzoni che appoggiano vuoti e doglianze su pochi accordi di chitarra e una voce meditativa ma leggermente teatrale. Vi piacerà se amate le arie fuori dal tempo di Will Oldham, la malinconia fragrante di Devendra Banhart, i lamenti a bassa voce di Elliot Smith: influenze che Saporiti e i suoi ospiti immergono qui in un’atmosfera spesso sognante e mattiniera, come di un mattino di dormiveglia a tratti solamente disturbato da una luce leggera che entra dalla finestra.

Xabier Iriondo incastra sobbalzi rumoristici nella già nervosa ma splendida Like a dog e lascia volteggiare il suo taishokoto accanto alla chitarra e al cello di 100.000 lies. Altrove poche percussioni o una slide-guitar completano canzoni che già da sole valgono oro (Mountains of broken guns & dreams) e lasciano dire che sì, c’è un pezzo di America anche in Italia ed è un bene tenerselo stretto (All, fall down), anche quando Saporiti lascia la chitarra e si mette davanti al piano e ai synth per la chiusura a parte (i Sigur Ros a ranghi ridotti) di The last man on earth. Disco davvero bello e confezione di cartoncino con disegni dell’illustratore inglese Paul Barnes che, una volta ogni tanto, rendono sensato l’acquisto dell’oggetto vero e proprio.

Voto: 8.0
Brani migliori: Like a dog, 100.000 lies, The last man on earth.

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Written by Luca

14/09/2009 at 08:30

Goddess in you – The Jains (Tube Records, 2008)

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Cosa dire del secondo disco di un gruppo che tre anni fa trattai così? Che una volta toccato il fondo non resta altro da fare che risalire. E le Jains, al secolo Kristen Reichwter (voce e chitarra) e Anna Di Pierno (batteria), a risalire, seppur piano piano, ci hanno provato. Merito della collaborazione con Rob Ellis, uno che di rock al femminile sa il fatto suo (si consulti a questo proposito la voce PJ Harvey). Merito anche delle tante date seguite al disco d’esordio. Ma merito soprattutto di una scrittura che col tempo è maturata e fa in modo che Goddess in you fugga dalle didascalie rock di “Kill the ghost” in favore di strutture più complesse ma non meno quadrate.

Ellis ai comandi dà ai suoni la giusta grana fisica, la voce di Kristen Reicheter mischia sporcizia e sensualità, dietro alle pelli Anna Di Pierno sorregge la baracca con fatica ma in modo onesto. Brani impattanti come It hurts e Forever fanno da contraltare ad episodi allo stesso tempo strutturati e coinvolgenti come Pacifistic bloody revolution e Andreas the skies hear your call. Dimenticatevi però gli White Stripes: le Jains sono un duo rock con alle spalle l’ombra lunga della Polly Jean sopra citata e l’aria della Seattle anni novanta nei polmoni. Di quell’aria avranno bisogno per crescere ancora, perché comunque anche qui di episodi scialbi, se non proprio inutili, ce ne sono. Però intanto un miglioramento si avverte. E se proprio non conforta, neanche deprime.

Voto: 5.0
Brani migliori: Pacifistic bloody revolution.

Written by Luca

14/09/2009 at 08:30