Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Economy with upgrade – Rio Mezzanino (Danza Cosmica, 2008)

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Vi è piaciuto “Non è un paese per vecchi” dei fratelli Coen? Ecco la colonna sonora che lì mancava. I Rio Mezzanino hanno raccolto lo spirito che anima le tredici canzoni di Economy with upgrade da qualche parte lungo il confine tra Stati Uniti e Messico proprio durante i giorni in cui il diabolico Javier Bardem dava la caccia su e giù per il Texas al malcapitato Tommy Lee Jones e ai suoi due milioni di dollari. Il deserto, certamente, a partire dai richiami ai Calexico e al Morricone più westernato che spuntano qua e là (il classico fischio nel finale di Hand searching). Ma anche molto di più: un manipolo di brani eleganti, spesso dall’andatura poderosa (Arianna), che ad un’impronta immancabilmente blues sovrappongono folk impolverati al piccolo trotto (White bones), mantra in vicinanza Tom Waits e odore di zolfo (Skin to skin), inaspettati ibridi bossanova (Phoenix) e filigrane tanghere che spostano ancora più a sud la provenienza geografica di tutto il lavoro (Winter ghost).

C’è la stessa tensione esistenziale e morale della pellicola tratta dallo splendido libro di Cormac McCarthy in Economy with upgrade, anche se qui si parla soprattutto d’amore e di vita, di donne che vivono oltreconfine e di asini con le ali che volano sfidando l’impossibile (vedasi la bella copertina). L’atmosfera è sognante e immaginifica; il songwriting riprende i retaggi “tradizionalisti” dei Black Heart Procession e dell’ultimo Mark Lanegan (Moquette, Donkey) sposandoli a strutture complesse non solo negli arrangiamenti, capaci di allungarsi senza annoiare in avvolgenti code strumentali (Evelyn) così come di cambiare radicalmente atmosfera all’interno dello stesso brano. E’ il caso quest’ultimo dei sette minuti e mezzo di Lies, divisi in due parti tra loro nettamente distinte ma non disomogenee. La prima cesella dolci e raffinati saliscendi pop come dei R.E.M. in combutta con Nick Cave; la seconda riparte con una linea di basso penetrante e ritmica secca sulle quali si gettano chitarre che catturano ogni altra possibile fuga melodica strozzandola sul nascere con una serie di vergate rumorose. Un sunto di rara bravura di tutta l’estetica dei Rio Mezzanino. Che qualcuno li segnali ai Coen.

Voto: 7.8
Brani migliori: Arianna, Phoenix, Lies.

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Written by Luca

08/09/2009 a 08:47

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