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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Era che così – Ettore Giuradei (Mizar, 2008)

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Per il suo secondo lavoro Ettore Giuradei lascia a casa la Malacompagine che lo aveva affiancato nell’esordio di “Panciastorie” e lavora di lima su scrittura e arrangiamenti, entrambi ristretti in un regime di (quasi) magra a cui è concesso espandersi solo quando serve. Il risultato però non è una raccolta di canzoni ridotte all’osso e con poca capacità espressiva, ma nove brani che bilanciano perfettamente le dinamiche tra parole e musica presentando una poetica ben definitiva e da subito riconoscibile.
Giuradei ha talento e inventiva, si appella a nomi importanti del cantautorato dentro e fuori l’Italia e ne ruba l’essenza, manipolandola secondo il suo immaginario di autore dalla vena surreale e ironicamente maledetta, nella quale teatro, cabaret e letteratura scompaginante si amalgamano alla meglio. Il pianoforte viene lasciato al centro della scena e detta melodie spesso caracollanti, chitarre e violini concedono apparizioni folk-rock improvvise e decisive come nella bella title-track, breve marcetta pianistica sui cui esplodono elettriche Bad Seeds – mentre Nick Cave è direttamente citato nel testo.§Ma i riferimenti sono anche altri: i Mariposa e il loro spirito surreale in Prendimi un mazzo di fiorellini; Leo Ferrè nella conturbante ascesi folk-maudit de La zingara; un Paolo Conte dal bpm alcolico in Un attimo prima di dormire – che dell’Avvocato prende anche la rara capacità di mettere in fila le parole più semplici nel modo più poetico possibile: «Scelto per caso / forse per me / per non pensare, / come si fa / forse per fare, / quel passo avanti / che fanno in tanti» – e poi ancora il CaposselaJannacci di Stupito, il quadretto casalingo alla Califano post lettura Bukowski di Culo sulla lavatrice e l’epica degregoriana della stupenda Pasolini, dove un testo del poeta friulano tratto da “Poesie in forma di rosa” viene appoggiato su un cinemascope pianistico alla Einaudi. Tra tutte le tracce il brano più inaspettato, conferma delle capacità di un ventisettenne che scrive già con l’esperienza di un uomo di cinquanta. Ma con davanti ventitre anni per crescere ancora.

Voto: 8.4
Brani migliori: La zingara, Pasolini, Culo sulla lavatrice.

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Written by Luca

07/09/2009 a 12:27

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