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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Bachelite – Offlaga Disco Pax (Santeria, 2008)

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La manopola sotto la scritta Ideologia abbassata ad intensità ancora minore. Il Socialismo che diventa sempre di più Intimismo Tascabile, restando salda l’epopea emiliano-filosovietica come unico generatore di immaginario. Gli oggetti e le persone ancora come simboli, ma senza tutta la carica simpatica di un tempo. Il secondo Offlaga Disco Pax vira “sensibilmente” verso l’interiorità, scarta gran parte delle puntate ironico-paradossali del predecessore e si occupa seriamente di cose serie. Non più solo la mitologia di un mondo perduto – sempre che tale sia stata in passato – ma un mondo perduto ripescato ad hoc per parlare, tra le righe, anche di un presente che non piace.
Max Collini scrive alcuni dei suoi testi più intimi sconfinando nella pura biografia (Venti minuti), se la prende diretto con la politica (Sensibile) e incrocia in modo definitivo intimità, politica e (post)ideologia (Cioccolato I.A.C.P.). Enrico Fontanelli e Daniele Carretti arricchiscono di sfumature le loro tessiture shoegaze-elettroniche, le fanno avanzare in scena affiancandole alla voce (oggi volutamente più impastata nei suoni) e mettono a segno quelle due o tre raffinatezze vintage in grado di zittire tutti i detrattori del suono Offlaga.
Eppure Bachelite non riesce a raggiungere il suo grande predecessore. E forse il motivo dello scarto tra i due è proprio nella grandezza del primo, autentico parto del progetto Offlaga e di tutte le sue peculiarità e quindi, in quanto tale, difficilmente eguagliabile. Ma non c’è di che disperare: lo scarto c’è, è percepibile, ma non catastrofico. Bachelite rimane comunque un signor disco, che mostra il trio emiliano ispirato e in forma.

Superchiome e il suo «usate il napalm» conclusivo si candida a cult corale nei concerti, tale e quale alla kappleriana «faccia come il culo». Ventrale, meritata apologia di Vladimir Yashchenko, appoggia ritmicamente il testo su un beat movimentato e synth ondeggiante, segnando una variazione formale (quasi una struttura strofa-ritornello-strofa il testo) che porterà fortuna anche in Onomastica. Dove ho messo la golf? è Offlaga d’ordinanza, piacevole e divertente nella citazione dai Litfiba ma nulla di più. Al contrario Sensibile, riflessione su Francesca Mambro e i suoi (terribili) affetti, sarebbe un capolavoro con la sua elettronica quasi claustrofobica e la perfetta architettura a gradoni d’intensità se non infilasse in mezzo una zampata polemica del tutto sterile – cosa c’entrano i Disciplinatha, che fascisti non erano, con la cortina di fumo attorno allo stragismo nero e la rinascita neofascista degli ultimi tempi?
Un po’ di mestiere, ma con stile, anche Lungimiranza, quadretto sociologico che lascia nel mistero l’identità dei due cantautori protagonisti, allora sconosciuti oggi decisamente in auge. Podio più alto invece per Cioccolato I.A.C.P., murder-ballad secondo il verbo Offlaga che tra postcomunismo urbanistico e umori da blues di provincia fa coincidere definitivamente sentimento e politica narrando una storia le cui sorti sono tutt’altro che magnifiche e progressive. Non male anche la resistenza crostacea di Fermo! e il suo beat a sbuffare vaporoso, così come l’ottimo esperimento di rap embrionale provato in Onomastica, dove i rimbalzi fonetici del testo si incastrano sul basso squadrato che sorregge il tutto mentre il sax di Andy (Bluvertigo) stende fondali malinconici. Sorprendente infine il già anticipato biografismo di Venti minuti, reading che narra il difficile rapporto di Collini con il padre e potrebbe aprire scenari piuttosto inattesi per il futuro, qualora i tre emiliani insistessero lungo questa strada. Intanto però, con tutto questo guardarsi dentro, chi ancora li paragona ai CCCP merita una fine davvero giacobina.

Voto: 7.3
Brani migliori: Cioccolato I.A.C.P., Ventrale.

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Written by Luca

07/09/2009 a 12:42

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