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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for settembre 7th, 2009

Bachelite – Offlaga Disco Pax (Santeria, 2008)

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La manopola sotto la scritta Ideologia abbassata ad intensità ancora minore. Il Socialismo che diventa sempre di più Intimismo Tascabile, restando salda l’epopea emiliano-filosovietica come unico generatore di immaginario. Gli oggetti e le persone ancora come simboli, ma senza tutta la carica simpatica di un tempo. Il secondo Offlaga Disco Pax vira “sensibilmente” verso l’interiorità, scarta gran parte delle puntate ironico-paradossali del predecessore e si occupa seriamente di cose serie. Non più solo la mitologia di un mondo perduto – sempre che tale sia stata in passato – ma un mondo perduto ripescato ad hoc per parlare, tra le righe, anche di un presente che non piace.
Max Collini scrive alcuni dei suoi testi più intimi sconfinando nella pura biografia (Venti minuti), se la prende diretto con la politica (Sensibile) e incrocia in modo definitivo intimità, politica e (post)ideologia (Cioccolato I.A.C.P.). Enrico Fontanelli e Daniele Carretti arricchiscono di sfumature le loro tessiture shoegaze-elettroniche, le fanno avanzare in scena affiancandole alla voce (oggi volutamente più impastata nei suoni) e mettono a segno quelle due o tre raffinatezze vintage in grado di zittire tutti i detrattori del suono Offlaga.
Eppure Bachelite non riesce a raggiungere il suo grande predecessore. E forse il motivo dello scarto tra i due è proprio nella grandezza del primo, autentico parto del progetto Offlaga e di tutte le sue peculiarità e quindi, in quanto tale, difficilmente eguagliabile. Ma non c’è di che disperare: lo scarto c’è, è percepibile, ma non catastrofico. Bachelite rimane comunque un signor disco, che mostra il trio emiliano ispirato e in forma.

Superchiome e il suo «usate il napalm» conclusivo si candida a cult corale nei concerti, tale e quale alla kappleriana «faccia come il culo». Ventrale, meritata apologia di Vladimir Yashchenko, appoggia ritmicamente il testo su un beat movimentato e synth ondeggiante, segnando una variazione formale (quasi una struttura strofa-ritornello-strofa il testo) che porterà fortuna anche in Onomastica. Dove ho messo la golf? è Offlaga d’ordinanza, piacevole e divertente nella citazione dai Litfiba ma nulla di più. Al contrario Sensibile, riflessione su Francesca Mambro e i suoi (terribili) affetti, sarebbe un capolavoro con la sua elettronica quasi claustrofobica e la perfetta architettura a gradoni d’intensità se non infilasse in mezzo una zampata polemica del tutto sterile – cosa c’entrano i Disciplinatha, che fascisti non erano, con la cortina di fumo attorno allo stragismo nero e la rinascita neofascista degli ultimi tempi?
Un po’ di mestiere, ma con stile, anche Lungimiranza, quadretto sociologico che lascia nel mistero l’identità dei due cantautori protagonisti, allora sconosciuti oggi decisamente in auge. Podio più alto invece per Cioccolato I.A.C.P., murder-ballad secondo il verbo Offlaga che tra postcomunismo urbanistico e umori da blues di provincia fa coincidere definitivamente sentimento e politica narrando una storia le cui sorti sono tutt’altro che magnifiche e progressive. Non male anche la resistenza crostacea di Fermo! e il suo beat a sbuffare vaporoso, così come l’ottimo esperimento di rap embrionale provato in Onomastica, dove i rimbalzi fonetici del testo si incastrano sul basso squadrato che sorregge il tutto mentre il sax di Andy (Bluvertigo) stende fondali malinconici. Sorprendente infine il già anticipato biografismo di Venti minuti, reading che narra il difficile rapporto di Collini con il padre e potrebbe aprire scenari piuttosto inattesi per il futuro, qualora i tre emiliani insistessero lungo questa strada. Intanto però, con tutto questo guardarsi dentro, chi ancora li paragona ai CCCP merita una fine davvero giacobina.

Voto: 7.3
Brani migliori: Cioccolato I.A.C.P., Ventrale.

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Written by Luca

07/09/2009 at 12:42

Era che così – Ettore Giuradei (Mizar, 2008)

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Per il suo secondo lavoro Ettore Giuradei lascia a casa la Malacompagine che lo aveva affiancato nell’esordio di “Panciastorie” e lavora di lima su scrittura e arrangiamenti, entrambi ristretti in un regime di (quasi) magra a cui è concesso espandersi solo quando serve. Il risultato però non è una raccolta di canzoni ridotte all’osso e con poca capacità espressiva, ma nove brani che bilanciano perfettamente le dinamiche tra parole e musica presentando una poetica ben definitiva e da subito riconoscibile.
Giuradei ha talento e inventiva, si appella a nomi importanti del cantautorato dentro e fuori l’Italia e ne ruba l’essenza, manipolandola secondo il suo immaginario di autore dalla vena surreale e ironicamente maledetta, nella quale teatro, cabaret e letteratura scompaginante si amalgamano alla meglio. Il pianoforte viene lasciato al centro della scena e detta melodie spesso caracollanti, chitarre e violini concedono apparizioni folk-rock improvvise e decisive come nella bella title-track, breve marcetta pianistica sui cui esplodono elettriche Bad Seeds – mentre Nick Cave è direttamente citato nel testo.§Ma i riferimenti sono anche altri: i Mariposa e il loro spirito surreale in Prendimi un mazzo di fiorellini; Leo Ferrè nella conturbante ascesi folk-maudit de La zingara; un Paolo Conte dal bpm alcolico in Un attimo prima di dormire – che dell’Avvocato prende anche la rara capacità di mettere in fila le parole più semplici nel modo più poetico possibile: «Scelto per caso / forse per me / per non pensare, / come si fa / forse per fare, / quel passo avanti / che fanno in tanti» – e poi ancora il CaposselaJannacci di Stupito, il quadretto casalingo alla Califano post lettura Bukowski di Culo sulla lavatrice e l’epica degregoriana della stupenda Pasolini, dove un testo del poeta friulano tratto da “Poesie in forma di rosa” viene appoggiato su un cinemascope pianistico alla Einaudi. Tra tutte le tracce il brano più inaspettato, conferma delle capacità di un ventisettenne che scrive già con l’esperienza di un uomo di cinquanta. Ma con davanti ventitre anni per crescere ancora.

Voto: 8.4
Brani migliori: La zingara, Pasolini, Culo sulla lavatrice.

Written by Luca

07/09/2009 at 12:27