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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Le labbra – Paolo Benvegnù (La Pioggia Dischi/Venus, 2008)

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Altro che Parental Advisory. Dovrebbero scrivere “Attenzione, disco che fa male” sulle copertine di certi cd. Un’etichetta così se la meriterebbe sicuramente il secondo lavoro di Paolo Benvegnù. Le Labbra vi prenderà a legnate. Undici canzoni, undici pugni nello stomaco. Anche quando il finale sorridente di 1784 vi sembrerà un raggio di sole che chiude i conti in positivo, sotto sotto lo sentirete anche lì che amare non è una cosa solo positiva, figurarsi poi se semplice.
Sono sufficienti i titoli per capire l’intensità consistente, diremmo quasi materica, di questo secondo disco dell’ex Scisma dopo il bellissimo esordio di Piccoli Fragilissimi Film. La promettente anticipazione di 14-19 ep, ovvero la fine di una storia d’amore raccontata in cinque canzoni una più implacabile dell’altra, lasciava già presagire cosa ci avrebbe atteso in seguito. Botte. Spintoni giù nella (nostra) buia caverna. Squarci di verità umana. Le (sue) labbra. O La schiena, archi e chitarre che fremono su un martello elettronico per poi esplodere in una strofa di bellezza delirante e ritornello che vi ossessionerà per tutti i vostri giorni a venire («è così che ogni goccia di te scava la mia schiena / lentamente / con un ritmo costante»). L’Amore santo e blasfemo, piano che picchietta l’anima, slide eleganti, testo a cui basterebbe il titolo per dire tutto e invece no, decide di andare ancora più a fondo e polverizzarvi definitivamente. La peste e Il nemico, pop-rock raffinati e accattivanti  perfetti per le radio di un mondo giusto e umano ma anche per l’etere delle nostre biografie prima o poi devastate dalla lotta di un amore. E poi ancora La distanza in una versione diversa rispetto all’ep, ma non meno quadrata e inscalfibile: «Tu da me non hai che l’assenza / quello che ti resta è la distanza / tu da me non avrai che l’assenza».

Non siamo ancora a metà disco e già tra queste cinque canzoni potreste scegliere quella che vi porterete dietro per i prossimi mesi e anche di più. Ma vi aspettano ancora le allucinazioni da folk modificato e fumi urbani di Interno notte e Jeremy, l’art-rock emozionale in odore di Scisma di Ultimo assalto e il violino inquietante innestato sulla coda di Cinque secondi, prima della già citata chiusura solare, piccolo gioiellino di gaudente serenità tutta coretti e angoli smussati.
Paolo Benvegnù ripropone la stessa grana ipersensibilista dell’esordio, ma con un disco più maturo e consapevole a partire dall’approccio alla scrittura, che evita ogni ermetismo e si consegna agli ascoltatori nella sua disarmante nudità. Già con Piccoli Fragilissimi Film era diventato un punto di riferimento per molti, Le labbra non potrà che accrescere tale meritatissima stima. Se ci fossero un regno e una corona della “nuova scena cantautoriale italiana”, la nostra investitura andrebbe dritta a lui. Le botte nonostante.

Voto: 9.3
Brani migliori: La schiena, Amore santo e blasfemo, La distanza.

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Written by Luca

30/06/2008 a 10:57

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