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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

L’estetica del cane – Dario Antonetti (Yellow Shoes Records, 2007)

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Qualche mese fa recensimmo per Homespun il primo demo di Dario Antonetti augurandoci che qualcuno avrebbe prima o poi pubblicato il suo esordio solista da “cantautore psichedelico” dopo l’interessante esperienza con gli Effetto Doppler e il folle gustoso progetto Vegetable Man (mille versioni del celebre singolo mai pubblicato di Syd Barrett da far realizzare a mille diversi artisti entro il 2030). Ci ha pensato alla fine la Yellow Shoes Records, ovvero Antonetti stesso sotto forma di etichetta discografica, ed ecco dunque L’estetica del cane, disco che non è in vendita nei negozi ma si può avere scrivendo direttamente a lui.
Rispetto al demo, il cui titolo (“Sono figlio dei Pink Floyd”) era già tutto un programma, soprattutto per quanto riguarda l’ascendenza barrettiana del nostro, L’estetica del cane allarga sensibilmente lo spettro d’influenze presentando Antonetti come una sorta di cantautore beat fuori tempo massimo, surreale e psichedelico ma in modo gioioso e solo a tratti malinconico, figlio sì di Barrett e soci ma anche di tanta altra gente.

Dal dischetto qui vengono riprese alcune perle come Chiocciolina (l’abbordaggio ai tempi dell’1.0), Se tu fossi una di quelle (Tricarico in trip allucinatorio) e L’artista indipendente (l’ecatombe dell’indie italico raccontata da uno che a riguardo ha capito davvero tutto), a cui vengono affiancati altri ottimi episodi come Ho smesso la distro (seconda parte dell’ecatombe di sopra), Neanche un elefante (il Battisti più selvaggio che subodora il rhythm’n’blues) e Canzone d’amore per una testa di cazzo (Bugo primo tipo, con lampi testuali di immensa tristezza).
Brani sempre un po’ matti e sempre un po’ geniali, che non rinunciano a diluirsi in mantra space-spiritualistici di tastiere, mellotron, flauti e campanelli (la conclusiva Risveglio) ma che alla spiritualità – o meglio: agli archetipi spirituali – danno una sonora dose di mazzate, come nei due minuti secchi di Meditazione dove, tra acustiche folk e sacre sillabe buddiste ripetute all’infinito, non è chiaro se l’intento sia quello di parodiare Battiato, prendersela con dio, o entrambe le cose.

Ma Dario Antonetti d’altra parte è fatto così. Ci fa e ci è nello stesso momento. Sembra l’Antoine dell’indie italiano, ma sa suonare e scrivere belle canzoni. Sa suonare e scrivere belle canzoni, ma in pochi se ne accorgono. In pochi se ne accorgono, ma lui non cede, lucido e per questo disilluso dallo stato delle cose e al contempo imperterrito nel portare avanti i suoi progetti. Perché, proprio come cantava Antoine in quella “Pietre” piena di spleen antisociale, qualsiasi cosa si provi a fare qualche sassata in faccia arriverà sempre. Allora tanto vale continuare sulla propria (folle) strada.

Voto: 7.5
Brani migliori: Chiocciolin@, Se tu fossi una di quelle.

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Written by Luca

19/06/2008 a 16:24

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