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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Ultimo volo – Pippo Pollina (Storie di Note, 2007)

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Ancora teatro-canzone per Pippo Pollina, che dopo “Racconti e canzoni” del 2005 torna ad incrociare monologhi e brani musicali in un’orazione civile sulla strage di Ustica scritta appositamente per l’inaugurazione del Museo per la Memoria della strage di Ustica, a Bologna, e portata in scena per la prima volta proprio nella città felsinea a ventisette anni dall’accaduto. Ad accompagnarlo il fedele Palermo Acoustic Quartet, gli archi della Filarmonica Arturo Toscanini e Manlio Sgalambro, il quale mette a disposizione la sua voce senza tempo per una serie di brevi monologhi che raccontano dal punto di vista del DC 9 caduto il 27 giugno 1980 per circostanze ancora oggi non del tutto chiarite la storia di un aereo che da semplice mezzo di trasporto è diventato – anche grazie all’inaugurazione del museo – il simbolo di una memoria che chiede giustizia e verità. Ma non è un’orazione alla Paolini Ultimo volo: i sei monologhi scritti da Pollina (a cui si accompagnano altrettante canzoni) non fanno la cronaca di quanto è successo in una delle giornate più misteriose degli ultimi quarant’anni del nostro Paese, né ipotizzano eventuali soluzioni o responsabilità. Piuttosto mirano ad indicare con fermezza e rabbia l’inevitabilità storica di un fatto realmente accaduto, la cui testimonianza è tutta nell’esistenza del relitto, un’esistenza fisica e addirittura biografica – l’aereo racconta la sua vita dall’inizio fino all’arrivo al museo bolognese – non a caso tenuta simbolicamente nascosta per molti anni in un hangar a Pratica di Mare.

La scrittura teatrale di Pollina è lineare e ritmata, non si perde in troppi dettagli narrativi e dosa concentrandole in pochi densi momenti tutte le possibili deviazioni lirico-riflessive che la vicenda potrebbe lasciar scaturire (azzeccato in questo senso l’episodio dell’incontro tra il relitto-narratore e quello del Mig-23 libico ufficialmente caduto sui monti della Sila venti giorni dopo la strage). Le canzoni invece hanno soprattutto una funzione di raccordo emozionale tra i vari momenti recitati ma si difendono sempre con dignità, contrapponendo agli eccessi sinfonici della sezione d’archi una varietà di referenze che coinvolgono raggae acustici alla Manu Chao, tammorre folk, eterei squarci sintetici e fossatiane canzoni popolari in odore di bolero. Il canovaccio monologo-canzone-monologo non favorisce l’unitarietà dello spettacolo, ma a questo supplisce la forza evocativa di un avvenimento che, nonostante la sconfinata letteratura a riguardo (giornalistica e non), fornisce tutt’oggi la prova inconfutabile della moralità svogliata di un popolo che – a parte pochi inesausti – ricorda ma in modo nebbioso, e non chiede giustizia come dovrebbe.

Voto: 7.7
Brani migliori: Canzone prima, Canzone quarta.

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Written by Luca

10/06/2008 a 09:56

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