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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Col dito puntato – U-Led (First Floor Records, 2007)

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Beppe Grillo in un suo vecchio spettacolo provava ad immaginare i discorsi di Riina e Di Paola sulla collina sopra Capaci pochi minuti prima dell’attentato a Falcone. Diceva uno: «Ma allora? ‘U led, ‘u led? E’ acceso? Quando arriva ‘u Falcone? ‘U led», rispondeva l’altro: «Ma cu minchia è ‘stu led?». L’U-Led è la spia di accensione del detonatore di una bomba. Con questa parola – pronunciata alla napoletana e non all’inglese (quindi uled, non iuled) – ha deciso di chiamarsi Ettore Vivo, musicista, autore e fumettista (c’è un breve fumetto allegato al cd) partenopeo al suo primo disco ufficiale dopo due demo autoprodotti.

Non propone nulla di particolarmente innovativo Vivo però ha una grinta e una verità (in ciò che dice) di quel tipo che al sottoscritto piacciono sempre in modo particolare. Per intenderci: Col dito puntato è un disco hip-hop ma gira alla larga da tutta la nuova ondata giovane degli ultimi tempi, piuttosto preferisce sporcarsi – sporcarsi parecchio – di dub, raggamuffin, rock come facevano alcuni anni fa i 99 Posse, atmosfere livido-urbane incluse. Altre volte invece la formula è quella tipica dei Subsonica con qualche spruzzatina di fiati qua e là e una produzione purtroppo non sempre all’altezza, ma importa poco: sono i testi il punto di forza. Non pensate ad un fine rimatore, U-Led non è Frankie Hi-Nrg. Non pensate neanche al teatro sardonico di Caparezza (eccetto Puzza, che saltella un po’ da quelle parti) con tutte le metafore e le maschere che il buon Salvemini si porta appresso. U-Led dice semplicemente quello che pensa del mondo che osserva, un verso dietro l’altro, una rima dietro l’altra, via, senza slogan e non sfiorando quasi mai la retorica. La lucidità non gli manca, il coraggio di piazzare quelle due o tre frasi che gli chiudono le porte dei centri sociali anche.

Ha ancora enorme spazio di crescita, è scontato, ma se continua con la stessa urgenza e lo stesso disprezzo di tutto ciò che sta sotto la sigla “girare intorno alle cose e non dire nulla”, come dimostra qui, aspettiamoci che la spia annunci davvero l’esplosione. Vi bastino questi frammenti come esca: «allora via diamo inizio alle danze / alcuni amici hanno portato / e poco importa che per poter fumare / appoggiamo quel mercato che poi / andiamo a contestare // parlo di chi sembra un alchimista / che compra l’erbe dal vicino camorrista / lui che del fumo può far l’opinionista / ma che sventola bandiera pacifista […] e mentre noi giochiamo a fare i rasta / lui compra cantieri falliti all’asta».

Voto: 6.7
Brani migliori: Puzza.

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Written by Luca

04/06/2008 a 09:56

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