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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Aeroplani e angeli – Carla Boni (Autoprodotto, 2007)

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La Carla Boni in questione è proprio quella di Mambo Italiano e dei duetti con Gino Latilla. Classe 1925, questa signora delle canzone italiana più tradizionale festeggia nel 2007 i sessant’anni di carriera e lo fa con un nuovo disco realizzato insieme ad un manipolo di giovani autori italiani – Alessandro Orlando Graziano, Marco Bellotti, Stefano Pais, H.E.R. – che firmano per lei tutti i brani. Ma Aeroplani ed angeli non è un disco di pop italiano nel senso più conservatore del termine. La produzione di Graziano (che qualcuno ricorderà nell’estate del 1999 a cavallo dell’intrigante Da due ore non ti amo più) è piuttosto moderna, pop semi-elettronico ed elegante che starebbe benissimo addosso ad Alice o alla Patty Pravo degli ultimi tempi. E la signora Boni (che al di là di tutte le considerazioni storiche sul suo passato ha una gran voce: classica e sontuosa) ci sguazza alla grande, e pare divertirsi un mondo. Non le passa neanche per la testa di fare la ‘ggiovane che lavora coi ‘ggiovani. Semplicemente si propone per quello che è, una signora nel vero senso della parola che mette in gioco oggi la sua classe, con ironia e autenticità.

Aeroplani ed angeli prende il via dalle poche parole emozionate di Vorrei che fosse buio («vorrei che fosse buio perché non si vedesse l’emozione sul mio viso») che anticipano una title-track manifesto di quel che sarà poi, la voce ariosamente adagiata sulla melodia alla quale synth e chitarra disegnano intorno tappeti celesti. E si chiude con l’impasto di bordate sintetiche e frame vocali manipolati di Sui grattacieli del piacere, ultimo baluardo tradizionalista (il canto sporcato e deumanizzato) che la Boni abbatte. In mezzo è un climax ascendente di apertura al nuovo senza smarrimenti d’identità. Troppo giovane swinga ironizzando sull’età avanzata. La cover a cappella de I tre porcellini prende in giro un po’ tutto e tutti (la sperimentazione, l’essere interprete) con i suoi vocalizzi sovrapposti e l’ugola infantile. Stupida canzone è un gioiellino in zona Baustelle che dimostra cosa sarebbero stati quei duetti con Lattilla, qui sostituito dallo stesso Graziano anche autore del pezzo, se già allora fossero esistite canzoni così. Il mio nome, dalla penna di H.E.R., riflette sulla ricerca di una propria identità distendendosi incantata sull’alveo di una jazz ballad violino, pianoforte, tromba. Pistacchio e smog rockeggia scolasticamente e abbassa per un attimo la guardia fino a quel momento piuttosto alta. Prima della già citata chiusura, Portami in India è delle nove tracce la vera sorpresa, un manto etereo carnale di synth e harmonium con Battiato, Sorrenti, Eno a fare da guardia al testo eroticamente poetico.

Non un disco capolavoro Aeroplani e angeli – del resto ben altri sono passati da questi lidi molto prima – ma un disco capolavoro per Carla Boni, che a ottantadue anni si prende la soddisfazione di tornare alla musica senza nostalgie e riciclaggi ma di chi vive il presente con uno spirito da vera Diva.

Voto: 7.3
Brani migliori: Stupida canzone, Il mio nome.

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Written by Luca

13/05/2008 a 16:08

2 Risposte

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  1. Il disco è molto bello peccato non averlo potuto ascoltar in radio ma questo è un discorso diverso!

    Anonimo

    23/05/2008 at 20:19

  2. UN CAPOLAVORO CHE SARA’ RIVALUTATO

    lucilla

    21/02/2010 at 14:42


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