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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Uno – Marlene Kuntz (Virgin, 2007)

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Ci sarà da divertirsi ad osservare l’umore del pubblico dei Marlene Kuntz quando dal prossimo gennaio troveremo le canzoni di Uno in mezzo a tutto il restante repertorio “classico” della band di Cuneo. Ci auguriamo di sbagliare, ma la reazione non sarà delle più entusiaste, almeno nel lì ed allora del rito live, dove certi brani, per una questione esistenziale fatta di frasi trascritte sui diari e versi mandati a memoria da urlare sotto il palco, non possono certamente mancare – e chi se ne importa delle esigenze artistiche di Godano e soci: noi vogliamo Sonica e non se ne parli più.

Uno fa selezione all’entrata, tira quella stoccata definitiva che da “Che cosa vedi” in poi i Marlene hanno cercato in modo sempre meno tentennante, consegnando ai posteri pure qualche mezzo capolavoro (il sottoscritto non finirà mai di adorare Bellezza) e rimanendo sempre su livelli più che accettabili. Le chitarre ci sono ancora tutte, ma a sorprendere è l’armamentario pop – un pop dalla grana nobile, di classe – che è stato costruito intorno alle canzoni, per merito di un gran lavoro in studio sugli arrangiamenti (in aiuto Cosma, Sciavolino agli archi e Maroccolo produttore) che presentandosi il più delle volte stratificati si lasciano scoprire man mano aumentino gli ascolti.
Archi e vibrafoni, elettronica (praticamente in tutti i pezzi) e pianoforte, scrittura che si arrotonda e in almeno cinque episodi sforna fatte e finite canzoni leggere ma nel senso marleniano del termine. E poi un’esigenza di cercare soluzioni sensibilmente diverse dal passato che sui sessanta minuti scarsi di Uno si gioca tutte le proprie carte, rischiando e a volte pagando la voglia di nuovo ma riscuotendo pure qualche episodio notevole: in pratica, cosa saranno i Marlene in futuro è probabilmente già scritto in queste dodici canzoni, senza che però esse riescano ogni volta a realizzare quanto promesso.

Le tre iniziali aprono al vertice, dopo sarà difficile eguagliarle. Canto ancheggia elegante ed un po’ allucinata tra beat e vibrafoni; Musa (ispirata dalla biografia di Nabokov scritta dalla moglie) lascia che il pianoforte di Paolo Conte s’insinui distinto e sornione in quella che del lotto è la prima pop-song leggera; 111 prende il via eterea e siderale, slacciandosi poi in rumori e claustrofobie con Godano a gigioneggiare demoniaco. Da lì in avanti si sta sulla difensiva con qualche buon sussulto: Canzone ecologica (testo da due poesie di Tiutcev e Mandel’stam) leviga e indolenzisce sul contrabbasso sottolineato di Greg Cohen; Fantasmi raddoppia le atmosfere d’oltretomba con una messinscena di ululati, theremin e voce gracchiante (Cave, Waits, fate un po’ voi); La ballata dell’ignavo apre sulla mano elettronica di Maroccolo spazi sinfonico-cinematici tra wurlitzer, grancassa, timpano e glockenspiel. Verso il finale invece i due tonfi più dolorosi: Sapore di miele, specie di cavalcata blues-rock che a quel punto proprio non ti aspetti, dimostra che quando Godano calca troppo la mano sul suo decadentismo fuori tempo massimo il rischio di cadere nel ridicolo c’è davvero; Stato d’animo (citazione da Nick Cave tra le righe) mischia e pasticcia tutti gli ingredienti usati fino a quel momento con istinti da guitar-band tenuti poco a freno.

Nulla di così grave comunque per un lavoro che, noi crediamo, rimarrà nella discografia del gruppo come un episodio importante nel suo essere di transizione. Se dovessimo etichettare oggi i Marlene Kuntz sottoscriveremmo a piene mani la definizione pop d’autore, in attesa che dei due termini d’etichetta sia il primo nei prossimi dischi ad essere ulteriormente calibrato. Per il secondo, che per noi significa anche e soprattutto ispirazione, sembra che questa, seppur altalenante, continui ad esserci. In attesa che dopo gli interventi nel booklet di alcuni scrittori a fianco dei testi (belli quelli di Scarpa e Lodoli) sia proprio Cristiano Godano (qui sotto le mentite spoglie di Ann Relke Mutz ed E. Kurf Zelmann, ovvero due anagrammi di Marlene Kuntz) ad esordire, per Rizzoli, sulla pagina scritta.

Voto: 6.5
Brani migliori: Musa, 111.

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Written by Luca

09/05/2008 a 10:03

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