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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Sacco e fuoco – Teresa De Sio (C.o.r.e./Edel, 2007)

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Ascoltate e imparate come si fa un bel disco di musica popolare nell’anno 2007. Nessuno slogan, nessuna facile commistione di ritmi e suoni glocali di moda, nessuna snaturamento di tradizioni in nome di un culturalismo pataccaro. Teresa De Sio sa il fatto suo, è ovvio, ma Sacco e fuoco, ancor meglio del suo predecessore “A sud! A sud!”, ha una grande peculiarità che da sola spiega ogni cosa: pulsa verità dalla prima all’ultima nota. Verità che vuol dire culture vissute, studiate, immagazzinate; verità che significa undici canzoni una più bella dell’altra, infuocate come braci di rabbia e ribellione, figlie di una brigantessa dall’ugola ruvida e salace che canta al popolo – con la voce del popolo – tutta la sua indignazione per un mondo che non funziona.

A morte e zì Frungillo di Carlo D’Angiò è la chiamata alla rivolta con colpi di bastone e canto sciamanico della De Sio-sacerdotessa pagana della strada; Sacco e fuoco mischia meridioni musicali e canzone d’autore in un’amara storia di brigantaggio post-unità d’Italia; Non tengo paura inscrive dentro una pop-ballad tonda tonda con cornice etno-folk l’opposizione ad ogni moralismo ipocrita. Da lì in poi l’anima del disco, tre secchi manrovesci contro tutto ciò che non va: A figlia d”o rre, vibrante monologo di una donna che «si fosse’a figlia ‘e nisciuno / me ne futtesse pure d”o rre»; Amén, raggae tarantato con beffarda invocazione alla «Madonna d’a munnezza» contro le disgrazie di Napoli (che starebbe perfetto ad un Peppe Barra in trasferta a Kingston) e Ukellelle, crepuscolo africano con intervento vocale della maliana Esha Tizazy a sigillare la forza di uno sguardo che adocchia e illumina ogni sud del mondo come se fosse casa sua.

Sul finire il tradizionale Vulesse addeventare riscritto e ampliato per l’occasione e la rilettura di Tambureddu di Modugno sigillano la doppia anima – popolare e d’autore – di una delle poche vere signore della musica italiana. Ascoltatela aggirarsi dalle parti della Mannoia nel ripescaggio di Brigante di frontiera (da “Un libero cercare”, 1995): la scambiereste con l’agente di import-export italo-brasiliano che è diventata l’interprete romana di “Onda tropicale”? Noi per nulla al mondo. Qui scorre la vita di strada, la paura, il coraggio. Là solamente souvenirs per attici-bene romani che alla prima occasione, per fortuna, saremo tutti contenti di dimenticare.

Voto: 8.5
Brani migliori: A figlia d”o rre, Amén, Ukellelle.

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Written by Luca

23/04/2008 a 21:47

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