Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Magnifico – Bonaveri (Fabbrica di parole & Musica/Duende Music, 2007)

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Ex Resto Mancha – con i quali firmò un disco nel 2001 (“Scivola via”) – Germano Bonaveri torna questa volta solista con un lavoro che vede ancora i suoi ex compagni di gruppo impegnati con lui in studio sotto l’egida produttiva di Beppe Quirici e la piacevole ospitata di alcuni nomi nel giro del produttore (Elio Rivagli, Mario Arcari, Martina Marchiori). Chi transita spesso dalle parti di Fossati e dell’ultimo Gaber sa bene di cosa parlo, sia per quanto riguarda lo spessore dei personaggi coinvolti sia quel che concerne il risultato finale, dodici tracce di puro e tradizionalissimo cantautorato nostrano. Più  Gaber che Fossati in verità, ma soprattutto Finardi, Vecchioni e Bertoli, per una proposta che – va dato atto a Bonaveri – non scarseggia di passione e sincerità ma che allo stesso tempo avrebbe bisogno di un solido restauro. Qual è il problema? Il solito quando si tratta di nuovi cantautori che guardano a certi modelli senza un minimo di distacco: si è già detto e fatto tutto, e per giunta nell’ambito di un genere che nel suo pochissimo equilibrio tra parole parole parole e (poca) musica ha esaurito in fretta tutti gli spunti, grazie anche a quei due o due o tre nomi che parificando il gap tra note e versi hanno davvero colmato la misura.

Insomma: testi curati in Magnifico, lessico a volte prezioso a volte riuscito nella sua semplicità, pure qualche abbozzo poetico del tutto funzionale alla causa. Ma non un passaggio che appaia anche lontanamente fresco, piuttosto un continuo rincorrere modelli francamente inarrivabili o del tutto soffocanti. Il cantautorato tradizionale italiano deve slegarsi dalla propria verbosità testuale e aprirsi finalmente e totalmente alla canzone nel suo significato più pieno. Basta guardarsi intorno: pochissimi delle prime generazioni resistono al passare del tempo (e guarda caso tra questi ci sono proprio quei due o tre grandi nomi di cui sopra), immaginiamoci che fine possono fare quei nomi nuovi che riprendono e ripropongono pari pari quella stessa tradizione ormai usurata e, concedetecelo, un po’ reazionaria. Sia chiaro, non è una questione politica e nemmeno di razzismo musicale, è solo storia. Una volta Bubola disse che i cantautori italiani non si sono mai accorti che tra gli anni settanta e oggi c’è stato il grunge e Kurt Cobain. Analisi un po’ grossolana, ci mancherebbe, ma con un fondo di verità: bisogna aprire le finestre e aerare le stanze. Qualcuno lo sta già facendo, qualcun altro decisamente no e non gli rimane che lasciarsi asfissiare. Magari con dignità, come Bonaveri, ma senza trovare uno spiraglio davvero importante, davvero personale e nuovo.

Voto: 5.7
Brani migliori: Torquemada.

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Written by Luca

22/04/2008 a 13:30

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