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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Non Io – Bachi da Pietra (Wallace/Die Schachtel, 2007)

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«Scendi all’automatico col bancomat, dieci litri di benzina in una tanica, saluti un conoscente sali in macchina, sorridi alla tua soluzione drastica […] Questa casa di legno che osservi bruciare apre altre strade». Prendere il largo dal fuoco, senza risorgere. Buttarsi dentro, sotto, nell’anima moderna del mondo. Il secondo disco dei Bachi da Pietra vi si butta a capofitto, con sguardo lucido e implacabile ne squadra la condizione sociale, individuale, disperata. Dal commiato solitario e sepolcrale di Casa di legno verso l’epifania blues-industrial in trance Einstürzende Neubauten di Altri Guasti, e poi oltre. Un viaggio che è un guardarsi intorno e dire, con i versi più veri e più giusti, e per questo impossibili da lasciare scorrere senza crollare almeno un po’. Un viaggio che sulle parole-corde di Giovanni Succi (chi scrive meglio di lui, oggi, in Italia?) e sui ritmi-timbri sempre più variamente oscuri di Bruno Dorella sconta tutta la sua lucida forza, il suo humus brulicante metallo, terra e sangue.

Non Io è titolo che sintetizza tutto perfettamente, mantra accumulativo che nella title-track («fiato al pensiero tanfo di fogna ieri domani la cloaca la storia») irrora un cuore pulsante vuoto e alienazione. Fisica elementare a seguire si innalza mostrando i gomiti di una trama doom densa e quadrata; Lunedì risponde coi suoi vuoti-suoni profondissimi e penetranti: dalla terra – verso la quale, comunque anche qui, prima o poi si torna – al buio che nega e chiarifica («per vedere devi perdere gli occhi») se un senso c’è è quello vergato nelle poche splendide immagini di Farfallazza, che «testardamente: indifferente» sbatte le ali «imperterrita sulla boccia dura del lampione», anche se «non avrebbe senso: non c’è nessuno dentro: insisti d’istinto finchè sarà spento».

Dunque prima di tutto «assicuratevi di essere vivi: Check life», che all’arrivo di Bastiano sarà tormenta elettrica sferragliante corde e incudini: istantanea come non mai nel suo minuto e mezzo e poco più, calca ancora di più l’attuale orizzonte umano («color supplica di cane»), e allarga quello musicale alla germinazione post maltrattata e troncata alla meglio di Giorno perso nonché alla conclusiva “pop-song” (virgolette da aggiungere ad abundantiam) Ofelia: ninna-nanna “da pietra” che sigilla un disco definitivo, fondamentale e – per potenza espressiva – inarrivabile con l’unica cosa che resta da dire: «vivere ancora per morire ancora come amare ancora come bere ancora per fumare ancora come alzarsi ancora e ricadere sola».

Voto: 9.7
Brani migliori: Altri guasti, Non Io, Lunedì.

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Written by Luca

02/04/2008 a 16:01

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