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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Distratto ma però – Peppe Voltarelli (Alabianca/Komart/Venus, 2007)

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Già ne parlammo ampiamente qui ed è bene ripeterlo, aggiungendo che forse è pure ora di appendere un cartello nella sale prove, nelle cantine, nelle camerette (dove si dice che le canzoni originariamente nascano). Chi vuole fare il cantautore, oggi, in Italia, non è obbligato a infilare Vinicio Capossela ovunque sia possibile. Punto. La situazione è quasi epidemica, patologica. Capossela, ovunque.
Prendete uno come Peppe Voltarelli: mica un esordiente, mica uno di primo pelo. Il Parto delle Nuvole Pesanti nel curriculum, poi teatro, cinema. Esordisce solista con questo Distratto ma però e no, non fa un disco del tutto alla Capossela. Però di riffa o di raffa nei brani ce lo infila spesso. Che poi magari le canzoni girano anche, si fanno sentire, però a forza di sentire sempre quelle chitarre, quelle andature dinoccolate-swordfishtrombonesiane, quelle atmosfere alcoliche-disperate-maledette, alla fine risulta quasi tutto uguale a quel disco o a quell’altro ancora (o all’inimitabile originale e all’ancor più inimitabile padre spiritual-artistico). E ovviamente tutto noioso, molto noioso.

 

Qui le tracce in cui davvero si rintraccia Capossela sono “solo” quattro: Scendo (autentico calco waitsiano con ritornello folkeggiante), La luna ride (una taranta vigorosa a cui la calabresità di Voltarelli non vieta un rimando al “Ballo di San Vito”), Come faccio con te (organo in tre quarti con manovelle accluse) e Sollevato (altro calco from Pomona). Ma pesano tantissimo sull’economia del disco, ne inficiano la purezza, soprattutto la personalità. Come si dice: il troppo, stroppia. E stroppia ancora di più se anche il resto non brilla ne per volontà di rinnovamento ne per zelo di personalità. In sintesi: una storia d’immigrazione in salsa raggae e trombe spiegate (Italiani superstar, Roy Paci ai fiati), qualche buona ballata in dialetto (Aria e L’anima è vulata, quest’ultima con Cammariere al piano), l’immancabile saltarello jazzato (Turismo in quantità) e una title-track questa sì davvero azzeccata per pathos e spirito tanghero. E poi il marchio ormai poco digeribile di cui sopra.

Aspettarsi qualcosa di più da uno come Voltarelli è ovvio. Aspettarsi qualcosa di diverso da chi un giorno decide di provare la strada del cantautorato non è solo giusto, è ormai necessario, se non addirittura vitale. Per intanto avanti il prossimo. E che qualcuno, per favore, appenda quel benedetto cartello.

Voto: 5.7
Brani migliori: Distratto ma però.

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Written by Luca

02/04/2008 a 09:49

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