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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

L’equilibrio non basta – Paolo Cattaneo (Omar Gru-V2/Edel, 2007)

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Paolo Cattaneo, da Brescia, mette in atto quella che sembra essere una delle vie più promettenti per rinnovare l’iperaffolato e saturo mondo della canzone d’autore nostrana: rinverdire la tradizione, fino quasi a snaturarla, con input esteri dal forte valore espressivo. L’equilibrio non basta gioca tra richiami italiani di nuova generazione e contaminazioni post-ambientali comunque trattenute in solida forma-canzone. Chimenti e Tiromancino presenze certe, Mum e Sigur Rós a drenare scariche di emozione per atmosfere lunari e attutite. Più indietro, per quanto riguarda il fronte casalingo, non si va. E forse è un bene, perché le nove composizioni del disco puntano tutto a rinnovare pur con divieto di stravolgimenti, all’insegna di un’autorialità che si chiude elegantemente in sé senza risultare ne autoreferenziale ne superba.

L’apertura di Incastri è quanto di meglio ci si possa aspettare viste le premesse: andatura d’alta scuola con elettronica, piano e clarino a spartirsi la scena e testo notevole («L’astronave stasera si chiama “speranza”» punta ad essere il vincitore di un’ipotetica e assai feticistica classifica del miglior primo verso di un disco anno duemilasette). L’eco che stona e Neurovegetali mostrano invece tutte le altre carte, e che carte: pianoforte, contrabbasso, elettronica, voce semialienata e altro testo da segnare la prima (alla chiamata numero due giusto citare l’autore delle liriche: il poeta Giovanni Peli); ombrosità David Sylvian e ritornello placentare Sigur Rós la seconda, con finale di contrabbasso che riprende avventure ambient-jazzistiche confermate dalla biografia (Cattaneo ha all’attivo dodici anni fa anche un disco in zona new-age).

Il resto qualitativamente segue i brani citati, con una leggera flessione prima delle ultime due tracce, ma siamo noi pignoli, in realtà non è nulla di grave. Anzi: poco prima Cattaneo scrive quella canzone d’amore che a Zampaglione e soci da un po’ di tempo non viene più (Col mio ritmo); e poco dopo con la doppia chiusura de Il passo che giustifica il tempo (fiati e scura ipnosi elettronica Radiohead) e Infinito (nuovo albeggio Sigur con sfrigolii kraut e clarino maestoso a immobilizzare il tempo) rilascia due gioiellini atmosferici che allungano ancora di più l’importante lista di influenze. Insomma: Paolo Cattaneo sorpresa d’inizio anno. Da iscrivere alla voce “possibili salvatori della canzone d’autore italiana”.

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Written by Luca

01/04/2008 a 16:42

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