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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Dall’altra parte del cancello – Simone Cristicchi (Sony BMG, 2007)

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No gente, permetteteci di essere in disaccordo: il futuro della canzone d’autore italiana non passa soprattutto da Simone Cristicchi. Meritati quanto volete tutti i premi che in soli tre anni si è portato a casa, non ultimo (almeno in quanto a ritorno mediatico) il trionfo sanremese. Meritato pure il riscontro di successo, pubblico e critica all’unisono, di un brano come Ti regalerò una rosa. Reale anche la facilità con cui il nostro passa – sempre con risultati dignitosi – dalla canzone d’autore al teatro-canzone concedendosi anche excursus cinematografici e letterari. Ma in Italia c’è molto di meglio, e soprattutto molto di meno dozzinale e retorico. Perché tirate le somme per “Dall’altra parte del cancello” (e anche per il precedente “Fabbricante di canzoni” che di quest’ultimo ricalca i passi ma con arrangiamenti meno raffinati) il nocciolo della questione, almeno nella sua parte su cd (mentre del dvd parleremo dopo), è proprio questo.

Chiamando in soccorso Cochi e Renato, la scrittura di Cristicchi è l’esempio perfetto di canzone-intelligente, quella che segue «un filo logico importante» ma che alla fine, purtroppo, parla di «un po’ di tutto e un po’ di niente». E poco importa poi se, a dispetto di una vena melodica a volte incisiva, appaiano piuttosto fragili i riferimenti musicali (due, in sintesi: bozzetti acustici tra Fabi e bosse liofilizzate e un pop-hip-hop caparezziano senza tutta la stessa ironia grottesca e corrosiva). Il problema vero è che delle dieci canzoni di “Dall’altra parte del cancello” (l’undicesima è una reading sul pianoforte di Giovanni Allevi) sei parlano più o meno esplicitamente di problemi sociali d’attualità ma solo una di queste dice qualcosa di illuminante e davvero ragguardevole (la cover quasi nu-metal de L’Italiano di Cutugno con la bella intuizione di sostituire nel finale un «italiano nero» invece che «vero»). Anzi: per le restanti cinque spesso siamo dalle parti del cronachismo musicale più spicciolo e inutile (Laureata precaria) o del bozzetto fiabistico che calato in problemi seri e seriamente drammatici irrita per il proprio patetismo tanto superficiale da riuscire a banalizzare anche un suicidio (a proposito di canzoni sulla follia: confrontate Ti regalerò una rosa con “Il matto” di De Andrè o con “Sergio” dei Baustelle e capirete). Mentre altre volte il problema è molto più semplice: Cristicchi tenta nobilmente di fare canzoni comico-satiriche ma non graffia (Non ti preoccupare Giulio con Leo Pari, Pier Cortese e Marco Fabi) o ribadisce didascalicamente cose fritte e rifritte (L’Italia di Piero). Se poi spostiamo l’attenzione sulle altre quattro gli esiti non sono poi tanto diversi. C’è un gran pezzo, ed è La risposta, perfetta e sentita riflessione acustica con ritornello svolazzante e melodia d’archi a toccare il cuore. Ma per il resto si rimane allo stesso modo su un livello tanto dignitoso quanto innocuo. Sopravvalutato? Diremmo proprio di sì.

Di tutt’altra pasta invece il dvd, contenente un documentario di circa settanta minuti girato dal regista Alberto Puliafito che vede Cristicchi vivere in prima persona e raccontare la realtà della malattia mentale (soprattutto per quanto riguarda il periodo pre-legge Basaglia) in un viaggio che attraversa vari ex-manicomi (Roma, Volterra, Siena, Genova) e alcune strutture che attualmente si occupano di persone con problemi mentali. Lontano dagli stereotipi dolcificati del brano sanremese, il taglio narrativo scelto tra Cristicchi è sobrio ma emozionante: ex-infermieri, psicologi e degenti vengono colti soprattutto nei loro aspetti umani, lasciando in secondo piano il dato meramente giornalistico e soffermandosi soprattutto su ricordi, considerazioni (anche di alcuni artisti: da Ascanio Celestini a Samuele Bersani) e soprattutto volti. Sono i volti dei protagonisti, a partire da quello dell’autore che intervalla i filmati con brevi spezzoni simbolici di recitazione muta, i maggiori generatori di pathos del filmato. Visi perplessi e angosciati per quello che è stato il manicomio, visi sdentati e assolutamente sinceri di chi lo ha vissuto, visi spauriti e incantati di chi per raccontare una delle realtà più degradanti e incivili del nostro Paese sceglie, come Cristicchi, la via (finalmente) più rispettosa. Quella che rispetto al cancello sta, com’è inevitabile che sia, da questa parte, evitando smancerie e luoghi comuni a favore di un approccio descrittivo del tutto realistico. Almeno in questo caso, chapeau.

Voto: 6.2
Brani migliori: La risposta.

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Written by Luca

01/04/2008 a 12:48

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