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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Dell’impero delle tenebre – Il Teatro degli Orrori (La Tempesta Dischi, 2007)

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Di quando il buffone afferra il microfono e ce li canta a tutti. Gli orrori. I deliri razional-irrazionali del nuovo secolo. I delitti dell’impero. I dolori delle tenebre. Di quando il buffone ce li canta a tutti e non è bagaglino, ma teatro di sangue burlesco e sudore tragicomico, urla rabbiose e fendenti all’intimo di ognuno. “Il Teatro degli Orrori” “Dell’Impero Delle Tenebre“: messi uno dietro l’altro ragione sociale e titolo del disco lasciano una sensazione di tracotanza, di eccesso smanioso e roboante. Tutte percezioni esatte, perché è tale questo progetto avviato da Pierpaolo Capovilla e Francesco Valente degli One Dimensional Man insieme a Gionata Mira dei Super Elastic Bubble Plastic e Giulio Favero. Pretenzioso a tal punto da voler unire certo rock massiccio alla Melvins e Jesus Lizard con i toni grotteschi di Artaud e Carmeno Bene (e di fondo un approccio ai testi piuttosto cantautorale) ma forte di una comunicatività vulcanica e irriverente, tutto sommato nuova nelle periferie rock del suolo italico, e di un’urgenza che rende attendibili anche i passaggi più volutamente esagerati.

Le quadrature di scuola ODM al servizio di testi sempre e comunque politici, in cui politica è prima di tutto sentimento: disincanto e disperazione affrontati a viso aperto e corpo nudo. Un grido contro il cielo e la città, un’affermazione di sconfitta e mancanza d’amore («ma quanto sei bella Teresa lo sai, con te muore ciascuno di noi» da Compagna Teresa) in brani destabilizzati nelle forme e urticanti nei riff chitarristici, a cui non mancano contenuti ragionamenti prog e determinanti iniezioni melodiche. Il buffone-Capovilla che ammonisce e deride, il resto della banda che imbastisce duramente la scena. C’è ancora sicuramente da lavorare, perché la rotta è ambiziosa e le tematiche sempre in bilico tra didascalia e retorica. Ma comunque ci salveremo. Se non altro rifugiandoci nel lirismo commuovente di Lezione di Musica (vuoto-pieno di rumore e crescendo chitarristici: cose non nuove ma efficaci) o nell’impatto d’emozione ficcante de La canzone di Tom. Oppure allargando l’orizzonte ai cori sepolcrali e archi in climax drammatico di Maria Maddalena. Per intanto comunque disco e progetto assai credibili, che aspettano di maturare ancora più di quanto già non siano maturi.

Voto: 7.4
Brani migliori: La canzone di Tom.

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Written by Luca

31/03/2008 a 20:12

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