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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Il pane, il vino, la visione – Sergio Cammariere (EMI, 2006)

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Ripensando al clamore che accolse la vittoria (morale) di Sergio Cammariere al Festival di Sanremo del 2003 con “Tutto quello che un uomo”, si rimane un po’ straniti a pensare che il Cammariere di allora – quasi un insperato salvatore delle sorti del cantautorato di casa nostra – sia lo stesso di oggi. Non perchè ci sia stata chissà quale discesa verticale nella carriera del cantautore crotonese ma perché, diciamolo, il successore di “Dalla pace del mare lontano”, quel “Sul sentiero” risalente due anni orsono, non è stato all’altezza delle aspettative, e neanche Il pane, il vino e la visione lo è. Cammariere non è crollato, ma una frenata evidente – e un tantino soporifera – l’ha avuta.

Le tredici tracce di questo suo terzo disco viaggiano come i suoi due predecessori sulle rotte di una canzone d’autore parecchio sessantiana, impregnata di jazz, samba e orchestrazioni ariose, ma come quelle di “Sul sentiero” mostrano la corda quasi subito. Qual è il difetto? Saremo brutali, ma a noi sembra che semplicemente queste canzoni, pur sempre gradevoli e ben fatte, siano tutte uguali. Tutte jazzate allo stesso modo con quel loro pianismo jarrettiano che immancabilmente si presenta in coda a ricamare ghirigori sulla tastiera e – li immaginiamo – svolazzi di chiome sopra le mani. Tutte con gli stessi spunti sudamericaneggianti fatti di dolcezze di flauto e samba in punta di batteria che dire didascalici è poco. Tutte, infine, poeticamente gravi alla stessa maniera, perché non ce ne voglia Roberto Kunstler ma i testi qui ci mettono davvero troppe parole per dire così poco.

Lasciata da parte l’analisi generale e presi i brani uno per uno di canzoni interessanti non ne mancano, ma non è un caso che di esse o il testo o la musica sfuggano dal canone Cammariere-Kunstler. Title-track a parte – che col suo passo andante ricamato di chitarre, violino e piano non tradisce nulla dell’atmosfera sinceramente spirituale del testo – sono infatti la rilettura in italiano di “Depois do temporais” di Ivan Lins (ribattezzata Canzone di Priamo) e Le cose diverse con il testo di Pasquale Panella i due pezzi migliori del lotto. Segno che un minimo di apertura a nuovi stimoli o collaborazioni non può fare che bene. Altrimenti il rischio è che Sergio Cammariere finisca a farsi il verso parecchi dischi prima di tanti suoi illustri colleghi cantautori.

Voto: 5.8
Brani migliori: Canzone di Priamo.

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Written by Luca

18/03/2008 a 13:38

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