Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

The Avalanche – Sufjan Stevens (Asthmatic Kitty, 2006)

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Cosa aspettarsi da una raccolta di outtakkes e versioni alternative tratte da un disco già di suo smisurato e bellissimo? Semplice: un raccolta di canzoni belle, magari non così tanto belle, ma anche piuttosto superflue. E’ quello che succede con questo “The Avalanche“, raccolta di scarti tratti da “Come On Feel The Illinoise”, secondo dei lavori “geografici” di Sufjan Stevens (un disco per ognuno dei cinquantuno stati americani) e ulteriore conferma della prolificità di uno dei migliori songwriter americani degli ultimi dieci anni.
Ventuno brani qui, ventidue quelli del fratello maggiore, e un’ispirazione che sembra non avere mai fine. Che cosa faccia nella vita il buon Sufjan oltre a scrivere in quantità industriale canzoni squisitamente pop fatte di banjo trotterellanti, fiati che volteggiano e gli immancabili, eterei coretti, noi fatichiamo a immaginarcelo. Ma “The Avalanche”, pur nella sua palese inutilità, espone ancora una volta – e piuttosto gustosamente – tutto lo Stevens-pensiero su cosa debba essere una perfetta canzone leggera.
I trionfalismi da musical di “Illinoise” vengono un po’ limati e lasciano spazio a malinconie acustiche che colorano gran parte dei brani. Qua e là strumentali vintage-pop (Inaugural music) o addirittura spacey (Pluto) giocano a cambiare per un attimo le carte in tavola, ma l’impronta è quella: melodie azzeccatissime e con quel tanto di retrogusto tradizionale che non guasta mai (la title-track) accompagnate da altrettanto vincenti aperture orchestrali (Adlai), e con qualche magone in punta di chitarra che quando meno te lo aspetti si (e ci) crogiola a puntino (Saul Bellow).
Chissà poi se il nostro, tra le tre versioni del capolavoro Chicago che qui propone (la prima acustica-dolente e le altre due giocosamente easy listening e elettro-distorta) sa di avere anche citato chirurgicamente il Battisti di “Amarsi un po’” in Supercomputer. Se qualcuno lo incontra, glielo dica, e gli dica pure che un buon cristiano come si dice sia lui tutto questo bendiddio di canzoni lo regalerebbe ai colleghi affamati che faticano a chiudere un disco alla decima traccia, non lo pubblicherebbe shamelessly come ha fatto lui. Tracotante che non è altro. E pure schifosamente bravo.

Voto: 7.8
Brani migliori: Saul Bellow, Chicago:

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Written by Luca

07/03/2008 a 16:33

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