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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Da questa parte del mare – Gianmaria Testa (Radiofandango, 2006)

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Di canzoni sull’immigrazione negli ultimi quindici anni ne abbiamo sentite fin troppe. Vuoi per l’effettiva gravità della situazione, vuoi perché anche un certo approccio terzomondista (con tutto il solito armamentario di slogan e etnicismi da accatto al seguito) dà i suoi frutti in quanto a vendite e appeal, potremmo metterci qui a fare la casistica di “come” e “cosa” si racconta quando si parla della questione. Gianmaria Testa, oltre ad essere uno bravo, capace di aprirsi uno spazio autonomo nell’affollatissimo panorama del cantautorato di casa nostra a forza di canzoni che sono piccole opere letterarie dalla grande forza narrativa, è anche una persona parecchio seria. E se decide di dedicare un intero album all’immigrazione – quella odierna ma anche quella passata, la “nostra”, rievocata nella cover di Miniera di Bixio-Cherubini – lo fa con l’onestà intellettuale che gli è propria, e lo titola con un’espressione che già da sola vale un attestato di stima profonda: Da questa parte del mare. Ovvero l’immigrazione raccontata dal suo (e in parte anche nostro) punto di vista, l’unico davvero rispettoso e conosciuto da tutti, senza chincagliere etniche o frasi ad effetto con cui pontificare.

Quattordici anni ci ha messo Testa per pensare e realizzare questo lavoro: un’esigenza forte dietro, e si sente. Ma, paradossalmente, è forse proprio quell’esigenza – realizzata nei fatti con un concept – il punto debole del disco. Che nonostante la buona spinta mediatica – finalmente, aggiungiamo noi, dopo anni di semi-anonimato qui e trionfi oltreconfine – e pur non spostando quasi per nulla il suo percorso musicale, non è di certo il miglior lavoro che fino ad oggi il nostro ha licenziato. Tutto, sebbene condotto da diverse prospettive e anche con una certa varietà di generi (che arriva a mischiare blues elettrico, contrabbassi solinghi e salite folk-jazz in Rrock e sforzarsi maldestramente perfino dalle parti di Waits in Tela di ragno) è concentrato sul tema migratorio. E a volte tale necessità viene inevitabilmente aiutata da un po’ di mestiere (¾) e da qualche momento di noia (Forse qualcuno domani), pur non scarseggiando di fatto le canzoni belle o bellissime. Su tutte citiamo la poetica apertura di Seminatori di grano (il più classico Testa votato al meglio, e con clarino-vocalese finale da pelle d’oca), la pietosa ninna-nanna Una barca scura e il Fossati-De Andrè di Ritals. Ma certo è che, al di là dell’andatura altalenante, quello che di Da questa parte del mare colpisce sta nella sua anima: così volontariamente e coerentemente lontana per cultura, geografia e vita, così profondamente vicina nei sentimenti.

Voto: 7.4
Brani migliori: Seminatori di grano, Ritals.

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Written by Luca

24/02/2008 a 10:53

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