Songwriters

recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Mr. Henry & The Hot Rats – Mr. Henry (Suiteside, 2006)

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Tom Waits non è solo un cantautore sui generis. Tom Waits è un’estetica. Unica, inscalfibile, netta. Prendere o lasciare. Da qui l’immancabile sensazione di stare ad ascoltarne una derivazione, se non un vero e proprio clone, ogniqualvolta ci troviamo tra le mani dischi i cui autori si ispirano più o meno fortemente al menestrello di Pomona. Da quelle parti, tra blues notturni e scaracchiosi e ballate languide cantate in punta di gola affumicata, è davvero difficile ritagliarsi uno spazio veramente proprio, che non ricada automaticamente in derivazioni infeconde o addirittura in copie irritanti. Per chissà quale motivi poi – o meglio, un motivo lo conosciamo bene: ed è lo sdoganamento del nostro che il successo di Vinicio Capossela ha generato negli ultimi anni – in Italia l’influenza dell’autore di “Rain Dogs” si è fatta sentire più che in passato, tanto da indurci a dire – esagerando, ma non troppo – che no, non è necessario clonare quel mondo, quelle atmosfere, quei personaggi per essere cantautori oggi. Anche perché un’estetica così forte inevitabilmente marchia, e hai voglia a sopravviverci.

Mr. Henry con tutto questo ci ha fatto i conti. Ma Mr. Henry è Mr. Henry: uno forte, talentuoso, con un sacco di idee. Non piacerà ai soliti fan di Waits-Capossela, non rinnoverà neanche le candidature del prossimo Premio Tenco. Waits Mr. Henry ce l’ha dentro, ci deve fare i conti, lo deve sfruttare, ma gli deve anche sfuggire. Le undici canzoni di “& The Hot Rats” (titolo-omaggio a Zappa) sono un continuo allontanarsi-avvicinarsi dall’immaginario waitsiano, un gioco di variazioni e contaminazioni fecondo ed ispirato che dalla prima alla decima traccia (molte sotto i due minuti) cova, sperimenta, azzarda, e poi all’undicesima si libera, si espande. Blues chitarra slide e acustica violentati da attitudine furiosamente punk (No-Sense # 5) con aggiunta di bordate e stantuffi elettronici (No-Sense # 9); accelerazioni prevedibilmente in zona Kurt Weill (No-Sense # 91276) e intromissioni stile Mark Lanegan che ulula alla luna (No-Sense # 24) e imbastisce la solita (ma stupenda) ballata tenebrosa e tradizionale (No-Sense # 479); poi valzer fumosi e barcollanti e canzoni da aia in compagnia dei Violent Femmes (No-Sense # 69, No-Sense # 1258). E infine il brano che riassume tutto e anche qualcosa di più: i sette inquieti minuti di No-Sense # 0 dove squarci di elettronica siderale, brusii primigeni e frammenti avant accompagnano un blues scurissimo e stupendo. Waits rielaborato in uno stile a tratti spiazzante, rinnovato e – azzardiamo – originale. Che tutto questo venga dalla stessa Italia patria provinciale e ritardataria degli innumerevoli imitatori di cui sopra un po’ ci stupisce. Ma pure ci rinfranca.  

Voto: 8.4
Brani migliori: No-Sense # 479, No-Sense # 0.

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Written by Luca

22/02/2008 a 09:50

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