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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Infedele alla Linea – Mauro Mercatanti (Anomolo, 2006)

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La canzone popolare quando comunica qualcosa si “accontenta” di poco. Qualche emozione (il cui grado di profondità è diverso a seconda di generi, interpreti e periodi storici: nel nostro presente eternamente immediato l’usa-e-getta domina), qualche sentimento da trasmettere lungo la linea autore/interprete-ascoltatore, e quando va bene anche un’interpretazione del mondo che vada al di là della più pura e necessariamente onnipresente estetica.
Il teatro-canzone invece no. Il teatro canzone, oltre a tutto quanto già citato, un’interpretazione della realtà o almeno un’analisi di essa deve averla. Perché? Semplice: perché Giorgio Gaber ce la metteva. Anzi: il teatro-canzone di Giorgio Gaber era un’analisi della realtà. Alla stessa stregua di quella di un grande editorialista (ma Gaber su uno dei nostri prudentissimi giornali odierni non lo farebbero scrivere mai) o di un grande filosofo – categoria con la quale l’autore di “Polli di allevamento” condivideva pure un’indomabile razionalità virata al pessimismo. E quindi chi vuole fare teatro-canzone oggi – diciamo così: post-Gaber – deve sapere analizzare. La tradizione, e di conseguenza il modello e il confronto con esso, è lui e solo lui. Non si scappa.

L’analisi è proprio quello che manca a questo secondo disco di Mauro Mercatanti. Tralasciando gli evidenti difetti di arrangiamento e produzione (in parte giustificati dalla totale gratuità del lavoro, disponibile in download su http://www.anomolo.com/) le canzoni di Infedele alla linea infatti si tradiscono da sole: virate per lo più verso il cantattorismo più classico (che spesso guarda smaccatamente a Gaber) hanno al massimo la forza sufficiente per portare avanti una discreta canzone d’autore. Mercatanti ha delle buone doti espressive, sincerità da vendere e una scrittura ironica e briosa: ma non svela nulla. E tutto il suo lavoro di citazioni pop votate all’impegno (“Tintarella di luna” nel country-rock degregoriano della title-track; il giro di basso di “Sandokan” in Le chiacchiere stanno a zero) e di impegno condito da un’eterogeneità stilistica che lo avvicina un poco a Daniele Silvestri – il tutto all’insegna di un approccio che, appunto, è quasi sempre teatrale – risulta alla fine innocuo e a tratti addirittura eccessivo. Perché di fondo manca un’elaborazione di pensiero che porti novità, che sia in qualche modo spiazzante. Mercatanti dice (abbastanza bene) tante cose, alcune anche in modo coraggioso, ma sono cose arcinote, sconosciute solo da chi per vari motivi fino ad oggi non ha voluto conoscerle. “Infedele alla linea” dunque non è un disco brutto, è piuttosto un disco impossibile, che cerca di percorrere forse senza averne i mezzi adeguati quella strada che ha origine ancora oggi in un unico, e forse inarrivabile, autore.

Voto: 5.2
Brani migliori: Le chiacchiere stanno a zero.

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Written by Luca

20/02/2008 a 08:22

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