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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Archive for febbraio 6th, 2008

Live: Cristina Donà – Auditorium di Milano, 1/4/2006

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La luce non produce suono, illumina e basta. Ma può accompagnare perfettamente la musica, quando si propone di trasformare le canzoni in sogni luminescenti, sospesi nel buio insieme alla voce che canta e a poche, discrete note di chitarra o pianoforte. E’ quello che succede nel breve giro di concerti che Cristina Donà si sta concedendo prima di rimettersi al lavoro sui brani del successore di “Dove sei tu”. Un tour che, lasciati a casa quasi tutti gli strumenti, sfida la percezione degli ascoltatori facendo suonare la luce, quella emessa dalle lampade appositamente preparate per l’occasione dal light-designer Mamo Pozzoli.

Atmosfere delicate, canzoni cantate sul filo di una voce sempre più importante, capace di esaltare anche i brani meno riusciti ma forte comunque di un repertorio che dopo appena tre dischi conta su una manciata di episodi vibranti che non deludono anche da nudi e illuminati: sono piccole geometrie eccentriche le canzoni di Cristina Donà, e in un contesto simile svelano ancora di più la loro natura a volte magica (Salti nell’aria), a volte bizzosa (un’ironica Volevo essere altrove ritmicamente rinvigorita), pur restando sempre attente a riportare con esattezza le misure emozionali da cui sono nate.
L’apertura con un brano inedito cantato in compagnia del solo tintinnio di piccole percussioni accenna per un attimo al futuro senza fornire grandi anticipazioni, mentre la creatività percussiva di Cristian Calcagnile arricchisce di sfumature la parte finale della scaletta: via al trotto leggero della sempre splendida Goccia e ai rumorismi metallici di una Nido piuttosto palpitante ed emotiva. Poi nel bis Stelle buone e Ho sempre me chiudono il conto di una serata che, complice il calore del pubblico (la Donà abita in provincia di Bergamo), regala uno dei migliori live italiani visti fino a questo a punto dell’anno.

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Written by Luca

06/02/2008 at 14:01

Non voglio restare come Cappuccetto Rosso – Valentina Lupi (Altipiani/GDM/Edel, 2006)

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Nuove cantautrici crescono. E quando muovono i loro primi passi come sta facendo Valentina Lupi c’è da ben sperare. Era da tempo che alla voce rock al femminile non si ascoltava infatti un esordio così convincente come Non voglio restare come Cappuccetto Rosso, primo passo di questa ventiseienne proveniente dalla scena romana che qui per gli arrangiamenti si è fatta aiutare da Matteo Scannicchio e Corrado Maria De Santis dei Cappello a Cilindro.
Ha una gran bella voce Valentina: potente, decisa, venata di soul quanto basta per rendere credibile i versi che canta; e una scrittura che dimostra già una discreta dose di personalità, nonostante qualche eccesso (soprattutto testuale) tipico di un esordio. Le sue canzoni si muovono tutte lungo le forme più tipiche della rock-ballad al femminile, virando una volta verso i toni più grintosi ed elettrici di Gianna Nannini (Satura) e un’altra verso l’eccentricità leggera della prima Cristina Donà (la title-rack) ma mantenendosi sempre su un buon livello. Chitarre più o meno tirate, pianoforte, rhodes e organi vari partecipano da protagonisti arrangiamenti, che senza trovare chissà quali estrose soluzioni fanno il loro mestiere e sostengono al meglio un’interpretazione a tratti scurita da toni nasali alla Paola Turci. Manca solo la canzone che riesca a contraddistinguerla da tutta una serie di recenti esordi in gonnella comunque non a questo livello. Brani come Solo 21 anni, E’ questo il vero? e Voglio essere felice ci provano senza riuscirci del tutto. Non resta che ritentare.

Voto: 6.4
Brani migliori: Satura.

Written by Luca

06/02/2008 at 08:27