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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Incontri a metà strada – Riccardo Sinigallia (BMG Ricordi, 2006)

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In fin dei conti basta osservare le due copertine e notare la differenza più evidente: in “Riccardo Sinigallia” la figura del produttore e cantautore romano si vedeva sagomata e in ombra; per Incontri a metà strada è invece in primo piano, ravvicinata al limite del dettaglio. Insomma: qui Riccardo Sinigallia si vede, là no. Qui la voce è limpida e “davanti”, là no; qui gli arrangiamenti si complicano solo quando è necessario (pianoforte a fare da protagonista e nessuna speculazione elettronica di troppo), là (dove le canzoni venivano spesso ingabbiate in un solipsismo fin troppo calcato) no.
Potremmo fermarci a questo punto nel raccontare l’evoluzione artistica, ma soprattutto umana, dell’ex Tiromancino dal disco precedente a questo, una vera e propria volontà di aprirsi che parte dal titolo (anch’esso sintomatico) e arriva alle tante collaborazioni sparse nei crediti. Se non fosse che oltre a tutto questo “Incontri a metà strada” è anche uno dei più dischi italiani più belli e promettenti di quest’anno.

Lo stato di salute presente e futuro del cantautorato di casa nostra passa anche da qui. Dalla scrittura di un autore che fa dell’urgenza il punto di forza di una manciata di canzoni che sono prima di tutto emozionali (emozionanti) e sincere. Una sincerità fisica, implacabile, che non ha paura di denudarsi per raccontare nuda la persona che ama (Laura non è solo un atto di amore: è un atto di fede vero e proprio) e che non evita di interrogarsi e ammettere appena dopo essere stata coinvolta nello stupore di una vita che nasce (l’amniotica e sigurrosiana Impressioni da un’ecografia). E’ diario emotivo in (massima) forma pop italiana quello di Riccardo Sinigallia, è realismo esistenziale che dall’esistenza trae tutti gli spunti e ad essa ne dà di nuovi attraverso riflessioni e prese di coscienza.

Amici nel tempo respira Battisti e Radiohead e volteggia evocativa su pianoforte e violino nel ciclo vita-morte-vita delle amicizie; Il nostro fragile equilibrio s’inquieta su pochi accordi di chitarra prima di innalzarsi tra voci sopraumane e fiati malinconici verso un ritornello tanto accattivante quanto vero («forse il mondo non cambierà / e anche se cambierà / prese un respiro per comprendere / il nostro fragile equilibrio nella terra tra le stelle»). Anni di pace invece riassume tutto: tensione esistenziale e politica, aperture cantautorali-chiusure elettroniche e fecondità dell’incontro (Sinigallia, Filippo Gatti e un Emidio Clementi quantomai ieratico); in un brano che traccia con poche immagini il quadro sentimentale della nostra epoca («Sono anni di pace / di brutti sogni chiusi fuori / da celestissime piscine / dentro ai comprensori») e che è probabilmente il passo migliore di un lavoro da tenere a mente per molto tempo ancora. Riccardo Sinigallia al meglio, incontrarlo è obbligatorio, amarlo anche.

Voto: 8.7
Brani migliori: Finora, Amici nel tempo, Anni di pace.

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Written by Luca

02/02/2008 a 17:47

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