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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Notturno Rozz – Stefano Piro (Autoprodotto/Deltadischi, 2006)

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In pochi probabilmente si ricorderanno dei Lythium, che a cavallo tra il 2000 e il 2001 passarono prima dal Festival di Sanremo con il brano “Noël” (ricevendone in cambio il più ovvio dei premi della critica) e pubblicarono poi per la Sony l’esordio “Amaro”. Il gruppo ligure di lì a poco si sciolse definitivamente e Stefano Piro, che di quella formazione era la voce e l’autore dei testi, pubblica oggi Notturno Rozz, esordio solista giocato nel bene e nel male sulle stesse coordinate delle origini.
Diciamo nel bene e nel male perché se è vero che oggi come allora il punto di forza della proposta dei Lythium e di Piro è un azzeccato miscuglio tra rock d’autore, jazz, reminescenze tanghere e lievi virate balcaniche – in un crocevia che guarda indistintamente a Cave e Piazzolla (qui omaggiato con una rilettura di Vuelvo al Sur), a Conte e ai primi La Crus, questi ultimi con le chitarre elettriche al posto della macchine – è vero allo stesso tempo che “Notturno Rozz” ha l’identico difetto del suo predecessore. Ovvero non contiene canzoni decisive che permettano al disco di durare.

La penna di Piro è cresciuta, nei testi ha limato certe ingenuità che azzoppavano non poco le canzoni passate e oggi si muove bene tra storie d’amore e disperazione dal taglio a volte bukowskiano; ma non trova ancora ispirazione a sufficienza da risultare davvero interessante. E difatti durante l’ascolto, grazie anche all’ottimo lavoro sugli arrangiamenti che mischiano con perizia chitarre rockeggianti e rhodes lunari, fiati da big band e sinuosi ottetti d’archi, a convincere è soprattutto l’atmosfera fumosamente notturna e a tratti quasi demoniaca (L’amor del male) che permea tutti i brani, ma non i brani in sé. Quelli, pur mantenendosi sempre su livelli buoni, sfiorano l’apice solo una o due volte (Odio il tempo, Suite di buona primavera) e lasciano infine a bocca asciutta chi è in cerca del capolavoro e trova invece un lavoro discreto e nulla più, ancora in attesa di quel salto determinante che ne consolidi i meriti.

Voto: 6.2
Brani migliori: Odio il tempo.

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Written by Luca

30/01/2008 a 14:43

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