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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Per te – Amalia Grè (Capitol, 2006)

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Tanto clamore riscosse tre anni fa l’uscita del primo e omonimo disco di Amalia Grè, quanto il suo seguito nei mesi scorsi è passato quasi sotto silenzio. Potenza di una hit a suo modo stilosa come “Io cammino di notte da sola” e di una moda, qual è stata negli ultimi anni quella delle “cantanti jazz donne“, che se non sembra ancora essere del tutto sulla via del tramonto mediatico certo ci si sta avviando. Peccato, perchè Per Te, hit e mode a parte, è un buon disco, che potrebbe far ravvedere coloro che (come il sottoscritto) avevano liquidato la Grè quale ennesima filiazione di un fenomeno (anche commerciale) che faceva sbadigliare al solo pensiero: cantanti? jazz? donne? E chi li vuole i dischi senz’anima di Diana Krall e compagnia quando abbiamo quintali di disperate registrazioni di Ella Fitzgerald?

Ma Per Te, pur rimanendo negli standard di quel pop jazzato buono sia per commuoversi un po’ sia per rimpolpare i brusii dell’ultimo happy hour in terrazza, un’anima la cerca. E spesso la trova: dolce, fanciullesca, incantata, che rinuncia ai virtuosismi d’ugola e canta quasi sempre a fil di voce, scegliendo arrangiamenti meno pieni che in passato e giocati su raffinati incastri di chitarre acustiche, pianoforte, fiati e pochi archi. Non c’è nessuna “Io cammino…” in questo disco, ma una manciata di brani/dichiarazioni d’amore ricercati soprattutto nelle tonalità espressive (Angel my love), che scelgono di rischiare la didascalia fiabesca ma rasentano il capolavoro (Venere) e sanno soprattutto quando è il momento di dosare con lo zucchero e l’amaro, mettendone solo quanto è necessario. Quanto t’ho amato di Benigni viene privata di tutto il corredo di archi melodrammatici della versione originale e resa seminuda e affettuosa; Give me more time, lunare e misticheggiante nel suo tappeto di tastiera che si libera nel finale insieme alla voce, cerca un modo diverso di essere pop senza ricorrere ai mood orchestrali in Mina style; Forte respiro e Armonafrica televisiva cincischiano gioiosamente con samba e percussioni allargando seppur di poco lo spettro sonoro e allontanando la noia.
Le altre cover presenti, sia le due cinematografiche (Smile da “Tempi moderni” di Chaplin e Moon River da “Collazione da Tiffany”) sia lo standard We have all time in the world, risultano alla fine un po’ superflue e ci si chiede se un disco con meno tracce, quindi più compatto, non avrebbe giovato maggiormente alle canzoni da bimba di Amalia Grè. Brani sognatori da cantare indossando un vestito bianco.

Voto: 6.7
Brani migliori: Venere.

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Written by Luca

21/01/2008 a 21:39

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