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recensioni di Luca Barachetti – lucabarachetti@gmail.com

Habemus Capa – Caparezza (Virgin, 2006)

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Arrivato al terzo capitolo dei suoi sardonici annales, viene da chiedersi se Caparezza non sia in definitiva un esorcismo di sé stesso. O meglio: se le sue canzoni-invettive giustamente impietose contro tutto e tutti non siano, più che un tentativo di convincere e denunciare, l’esorcismo di una parte di sé stesso, che è poi anche una parte di tutti noi: quella tollerante, che non si arrabbia ma se la prende comoda, risultando alla fine poco «interessante», come recita il contagioso ritornello del primo singolo La mia parte intollerante.
I diciannove brani di”Habemus Capa, così concentrati e artigianali nella fattura (comunque saldamente popular) ma così folli nei risultati, non sono semplici canzoni. Sono autentici riti sciamanici volti a tenere distante il disimpegno e la spensieratezza del loro autore e la nostra grazie ad una sorta di trance verbale continua, che fagocita tutto il fagocitabile e di esso si alimenta senza ritegno, quasi cannibalescamente (i “sacri” Tenco e Battiato vengono letterariamente ribaltati in Sono troppo stitico). Lo scopo alla fine è uno solo: l’essere contro, spinti dall’indignazione e dal desiderio di vendetta che, seppur consumata solo nel minutaggio di un disco, sempre vendetta rimane.

Possiamo allora dire tutto il male possibile sulla musica di Michele Salvemini, ma non che il suo personaggio guardato per un momento da questo punto di vista – e al di là della sua fortuna commerciale – non abbia un qualcosa di affascinante e (populisticamente?) catartico. Ed è pure inutile che lo neghiamo: lo stesso “personaggio affascinante” è pure bravo, e ciò che vuole fare – che in fondo è quello che vogliono fare tutti: cioè comunicare – lo sa fare benissimo. “Habemus Capa” nei suoi pastiche sonori e verbali, nella sua furba coniugazione tra rap pazzoide e ritornelli hard-rock a volte al limite del nu-metal (Dalla parte del Toro) non sbaglia un colpo. E’ un po’ troppo lungo, è vero, ma è talmente pieno di trovate gustose curate nei minimi particolari e canzoni tanto belle quanto divertenti (due su tutte: Gli insetti del podere e Inno Verdano) che è davvero difficile stancarsene.

Quello che però conta – ed è quello che fa di Caparezza uno da non perdersi assolutamente – è che se c’è una musica oggi in Italia davvero incazzata, che non vuole sentire ragioni, che in una parola è intollerante a tutte le lordure che infestano questa sottospecie di Paese, questa è senza dubbio la sua. Impietosa e vendicativa, l’abbiamo già detto, ma anche malefica di quel maleficio che è genio (Ninna Nanna di Mazzarò), e capace di inoltrarsi nello slogan senza essere sloganistica e nella generalizzazione senza mai risultare troppo di grana grossa.
Potremmo stare qui a spendere ancora righe su righe nel raccontarvi il talento compositivo di quest’uomo che se il genio di Frank Zappa non lo sfiorerà mai almeno a quello degli Elio fa certamente il pelo (e forse in futuro qualcosa di più). Ma preferiamo dirvi che a noi Caparezza ci piace perché semplicemente ha ragione. Ha ragione ad aggredire ciò che vede con così tanta cinica misantropia, ha ragione ad essere incazzato, ha ragione ad esserlo così mostruosamente.
Insomma noi Habemus Capa, e che sia dentro o fuori da tunnel, per fortuna, ce lo tenemus.

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Written by Luca

20/01/2008 a 18:04

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